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Istituzioni

Il Gabinetto G.P. Vieusseux, 1820-2020

Tra passato, presente e futuro

di Gloria Manghetti

articolo tratto da e per gentile concessione di «la Biblioteca di via Senato», mensile di Bibliofilia e storia delle idee, (novembre 2020)

Un anno fa, su queste pagine, Gianfranco Dioguardi, nel richiamare le parole di Luigi Einaudi, utilizzava la metafora del ‘viaggio’ per rappresentare l’incontro con i libri conservati nelle collezioni private e nelle biblioteche pubbliche. Un’immagine che ben si presta anche per raccontare la storia del Gabinetto scientifico e letterario G.P. Vieusseux, non solo e non tanto perché l’attenzione ai viaggi come strumento di acquisizione di conoscenze è stata una costante nell’attività del suo fondatore, il commerciante di origini ginevrine Giovan Pietro Vieusseux (Oneglia, 1779 – Firenze, 1863). Per un ventennio impegnato in viaggi mercantili per l’Europa, spingendosi fino a Odessa, Costantinopoli e la Grecia, fu così che venne in contatto con i numerosi cabinets littéraires, circulating libraires, leihbibliotheken diffusi sul territorio europeo, sicuramente un modello, con la loro struttura organizzativa basata sul pagamento di una quota associativa per poter leggere libri o riviste, per il futuro «stabilimento» inaugurato a Firenze, in palazzo Buondelmonti, in piazza Santa Trinita, il 25 gennaio 1820.

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Vieusseux, di cultura illuminista, aveva infatti intuito che sulle rive dell’Arno, grazie anche ai numerosi stranieri che vi soggiornavano, era possibile dare vita a un gabinetto di lettura dove fossero disponibili i maggiori giornali europei e i libri che si venivano via via pubblicando, unendo così alla diffusione di una cultura modernamente intesa anche la possibilità di guadagno. A rafforzarlo nel proposito – presto rilevatosi vincente – di realizzare un’impresa commerciale che trattasse di idee, piuttosto che di merci, anche la scarsa diffusione della cultura e l’altrettanto esigua propensione alla lettura registrate in Toscana e nella fattispecie a Firenze, dove mancava un gabinetto letterario degno del nome, nonostante la presenza di una nutrita società cosmopolita; e al tempo stesso la presenza di una «censura delle stampe più mite» che altrove, per dirla con Niccolò Tommaseo. Nel frattempo, anche tramite l’istituzione di una biblioteca circolante (1822) accanto all’originaria biblioteca consultativa, la funzione di Vieusseux e del suo Gabinetto venne precisandosi attraverso i molteplici campi in cui si esplicò una intensa attività: dalle iniziative commerciali ed educative a quelle dirette al rinnovamento della cultura scientifica e tecnica, delle lettere e delle arti, dal concreto sostegno per la circolazione delle idee alla capillare diffusione dell’editoria, sempre mirando ad alte idealità civili e politiche. In tal senso emblematica la variegata attività editoriale intrapresa, che vide la nascita di una serie di riviste, a partire dall’«Antologia» fondata nel 1821, al «Giornale agrario toscano» e alla «Guida dell’Educatore» diretta da Raffaello Lambruschini, fino all’«Archivio storico italiano», avviato nel 1842.

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Vasta e complessa fu in effetti la gamma di implicazioni insite nell’ambizioso progetto di Giovan Pietro, testimone esemplare delle inquietudini del Risorgimento italiano e delle potenzialità di una dimensione europea referente costante nella lungimirante riflessione dell’ex négociant. Una prospettiva culturale a cui contribuì indiscutibilmente anche la straordinaria capacità del direttore di raccogliere attorno a sé intellettuali come, per esempio, Gino Capponi, Cosimo Ridolfi, Raffaello Lambruschini, Pietro Giordani, Vincenzo Salvagnoli, Niccolò Tommaseo, i quali si riunivano in palazzo Buondelmonti per discutere di problemi politici, letterari, pedagogici e di questioni scientifiche o di agraria. Memorabili sono rimaste le serate in onore di Giacomo Leopardi e di Alessandro Manzoni, che il 3 settembre 1827 si incontrarono proprio al Gabinetto Vieusseux, luogo prediletto di ritrovo e di socialità anche per i numerosi stranieri che soggiornavano a Firenze, tra questi molti i nomi celebri: da Schopenhauer a Stendhal, da Fenimore Cooper a Berlioz, da Liszt a Ruskin, a Robert Browning, per stare solo agli anni della direzione di Giovan Pietro. E subito emerge il fondamentale ruolo di luogo di aggregazione svolto dallo «stabilimento» di Vieusseux nel contesto della storia culturale della città e di tutto il Granducato di Toscana, offrendo servizi qualificati a una clientela «resa più numerosa e varia nell’“età delle rivoluzioni borghesi” dallo sviluppo delle industrie, dei commerci e dei trasporti», come ha osservato Monica Pacini, a cui si deve un’indagine capillare – a suo tempo promossa da Laura Desideri – delle 150.000 firme registrate nei ventitré volumi del Libro dei soci del Gabinetto. Come le ricerche sino a oggi condotte stanno a dimostrare, lo sguardo di Vieusseux, che – ha recentemente scritto Cosimo Ceccuti – aveva «l’arte e la virtù di agire, ascoltare e incoraggiare, operando da un posto unico e inconfondibile nella storia del Risorgimento», andava comunque ben oltre i confini toscani.

04-SalaPalazzoFeroni3Nell’Avvertenza ai lettori dell’«Antologia» per l’anno 1830, si leggeva: «Far conoscere all’Italia i progressi più o meno lenti, più o meno generali della europea civiltà; far conoscere agli stranieri l’Italia, e l’Italia a lei stessa». Già Tommaseo aveva sottolineato che Vieusseux, dagli anni Venti fino alla morte nel 1863, ricevette settimanalmente in conversazione «uomini illustri o comechessia famosi di tutta Europa e del mondo» e fece «accoglienza conveniente» a giovani e a vecchi, «noti che fossero o ignoti», ed ebbe a che fare «con uomini d’opinioni e consuetudini e tempre, più che diverse, contrarie». Potremmo quindi paragonare il Gabinetto a un laboratorio che, tra la Restaurazione e l’Unità d’Italia, svolse una funzione di primo piano nella creazione di reti culturali tra centri e periferie, oltre a costituire lo spazio urbano di incontro e di associazione all’interno di una costellazione di attività artigianali e commerciali che si andava ampliando e ristrutturando a seguito della crescente domanda estera. Solo a titolo esemplificativo, piace ricordare che gli abbonati nel primo quarantennio, registrati nel Libro dei soci fino dal giorno d’apertura, contavano ben trentamila associazioni, prevalentemente viaggiatori stranieri di varia provenienza – inglesi, americani, francesi, tedeschi, russi, polacchi, svizzeri, ecc. -, ma anche italiani.

[continua]

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