Capolavori

Il grande libro-utopia di John James Audubon

The Birds of America

di Sandro Montalto

articolo tratto da e per gentile concessione di «la Biblioteca di via Senato», mensile di Bibliofilia e storia delle idee, (settembre 2020)

La grande dimensione di alcuni libri antichi (usiamo liberamente, in senso generico, il termine ‘libro’) è sempre stata in stretta relazione con l’importanza del testo in essi contenuto: si pensi a quel digesto del XIII secolo noto come Codex Gigas, ora presso la Biblioteca Nazionale di Svezia, a Stoccolma, che misura 92×50 cm. e pesa oltre 70 kg., il quale oltre al Vecchio e Nuovo Testamento contiene due testi di Flavio Giuseppe, l’Etymologiae di Isidoro di Siviglia e una raccolta di trattati di varia natura (è noto anche come ‘Bibbia del diavolo’ perché in esso è presente una enorme miniatura del diavolo che copre un’intera pagina ed è legata alla leggenda di un monaco condannato a morire sepolto vivo nel proprio monastero). Oppure si pensi alla copia tardo-medioevale del Corano che si trova presso la John Rylands Library dell’Università di Manchester. Più spesso la dimensione era in relazione all’importanza del committente, e talvolta era uno sfoggio di perizia tecnica da parte di chi lo aveva confezionato. Altre volte ancora la motivazione era squisitamente pratica (pensiamo ai volumi che raccoglievano i canti sacri e che dovevano essere letti da tutti i cantori senza eccessiva difficoltà).

Non mancano poi, naturalmente, casi nei quali si è cercata una singolare corrispondenza fra forma e contenuto: basti citare, senza sconfinare nel territorio dei veri e propri ‘libri-oggetto’, a quel curioso volume a forma di cuore confezionato attorno al 1470 per Jean de Monthchenu e contenente ‘canzoni’ amorose (Collection Henri de Rothschild, MS 2973, Bibliothèque Nationale, Paris), o a quell’edizione in 1.500 copie apparsa nel 1950 (New York, Limited Editions Club) dei Viaggi di Gulliver di cui fu pubblicata in piccolo formato (24°) la parte dedicata a Lilliput e in formato grande (in-folio) quella dedicata a Brobdingnag.

Uno dei volumi di grande formato (seppure non, in assoluto, fra i più grandi) più noti è The Birds of America di John James Audubon: si tratta, in effetti, di un caso un po’ a parte perché, a dirla tutta, non è propriamente, come vedremo, un vero e proprio libro. Tuttavia è interessante sia per la realizzazione tecnica sia per la storia che ha portato alla sua realizzazione, e soprattutto per essere probabilmente il primo caso di ‘grande formato’ nato non per motivi legati alla religione o allo sfoggio di potere di una qualche autorità, ma per omaggiare lo splendore della natura e come risultato degli sforzi di un self-made man.

The Birds of America, del naturalista e pittore John James Audubon, contiene illustrazioni di una grandissima varietà di uccelli degli Stati Uniti. L’opera consiste in 435 stampe colorate a mano, a grandezza naturale, realizzate con lastre incise che misurano circa 39×26 pollici (circa 100×65 cm.), e comprende anche immagini di alcuni uccelli ormai estinti: piccione passeggero (il naturalista lasciò anche, in altre pubblicazioni, affascinanti pagine sulla migrazione di stormi composti da milioni di esemplari di questo uccello blu-grigiastro dal petto rosa), parrocchetto della Carolina (scrisse anche su di esso, descrivendo come nuvole di questi uccelli potessero oscurare interi campi di grano), anatra Labrador, grande auk, gallo cedrone, chiurlo eschimese. In totale nientemeno che 1.065 figure di 489 specie ornitologiche differenti. L’opera viene giustamente ritenuta uno dei lavori di migliore qualità nel campo dell’arte applicata alle scienze naturali, progettato e soprattutto realizzato con grande perizia e senso artistico come oggi ogni lettore può verificare: è infatti possibile, tramite il sito della National Audubon Society, osservare tutte le immagini (anche scaricabili ad alta risoluzione) e leggere i relativi testi.

Nato ad Haiti (Les Caves) nel 1785, figlio illegittimo dell’ufficiale di marina francese Jean Audubon (che ebbe diversi figli con donne di diverse etnie) e della sua amante Jeanne Rabine (a volte scritto «Rabin») che morì quando il piccolo aveva solo sei mesi, fu battezzato Jean-Jacques Rabin. Nel 1791 venne portato in Francia, a Courëon, vicino Nantes, a vivere con il padre e sua moglie, Anne Moynet Audubon, la quale lo accolse con amorevole cura. Nel 1794 fu formalmente adottato e battezzato Jean-Jacques Fougère Audubon. Seguirono alcuni anni felici nei quali, oltre a dedicarsi a un’appassionata osservazione della natura, studiò flauto, violino, danza e scherma; studiò anche per un certo periodo pittura a Parigi, con Jacques-Louis David (autore tra l’altro di celeberrimi quadri commissionati da Napoleone). A dodici anni venne mandato alla scuola militare per diventare ufficiale navale ma fallì molti esami e non realizzò i desideri paterni. Nel frattempo erano scoppiati i ‘ben noti disordini’ e, per farlo sfuggire alla coscrizione per le guerre napoleoniche, il padre lo fece emigrare negli Stati Uniti. Stabilitosi a Mill Grove (Pennsylvania) dove il genitore possedeva una piantagione, iniziò a trascorrere gran parte del tempo libero dallo studio della pittura a passeggiare, osservare la fauna e disegnarla. Nel 1808 sposò Lucy Bakewell, imparentata con Erasmus Darwin (rispettato medico, poeta e naturalista, nonché nonno di Charles), abile pianista e cavallerizza nonché donna di buona cultura, e andarono a vivere nel Kentucky dove si dedicarono a lunghe cavalcate e nuotate.

Nel 1819 molte attività fallirono a causa di una crisi delle banche statali: anche la sorte delle iniziative commerciali di Audubon fu infausta e il pittore fu persino portato brevemente in prigione per debiti. Perse quasi tutto, dichiarò bancarotta e si mise a fare disegni e ritratti a chiunque li chiedesse per accumulare un po’ di denaro; si occupò anche di tassidermia per un nuovo museo a Cincinnati (modellato sul famoso museo del pittore Charles Wilson Peale a Philadelphia, che lui aveva spesso visitato). Nel 1820 venne organizzata una spedizione governativa, e tra i partecipanti c’era il giovane artista Titian Ramsey Peale, figlio del custode del museo di Philadelphia, che avvertì Audubon della possibilità di esplorare oltre il Mississippi, a quel tempo limite degli insediamenti di frontiera. Accettò, con un’idea fissa in testa: osservare, registrare e pubblicare immagini di tutte le specie di uccelli nel Nord America. Questo progetto però aveva radici più lontane: già nel 1807 aveva sviluppato un metodo grazie al quale usando fili e strutture metalliche poteva tenere uccelli morti in pose realistiche mentre li disegnava (i suoi predecessori in genere scuoiavano i loro esemplari, conservavano le pelli con arsenico, le riempivano di corda sfilacciata e le sistemavano sui rami per disegnarle, ma i disegni risultanti sembravano rigidi e morti come i loro soggetti, senza contare che di solito anche il colore del piumaggio cambiava entro 24 ore dalla morte). Non raramente, dopo averli disegnati, Audubon dissezionava gli animali per studiarne l’anatomia, e infine, siccome spesso durante la spedizione si trovava a lavorare in posti sperduti, li mangiava (non mancò di annotare le proprie sensazioni a riguardo, chiedendosi talvolta se qualche uccello potesse diventare parte stabile dell’alimentazione degli americani). È interessante notare che i ritratti del pittore arrivati fino a noi ce lo restituiscono con un fucile in mano e non certo con un pennello…

Portò con sé Joseph Mason (1808-1842), suo giovane assistente, che si distinse per abilità (aveva appena diciotto anni): si dimostrò valoroso, infaticabile e anche coraggioso trasportando provviste, remando, spesso abbattendo di persona gli uccelli. Le ‘ambientazioni’ di circa 50 tavole del futuro Birds of America furono dipinte da lui, anche se non viene accreditato nell’opera (ma in due immagini si può rintracciare il suo nome: quelle relative alla Parula americana e alla Dendroica pinus, rispettivamente tavole 15 e 140). Pochi anni dopo quando i due si separeranno il giovane assistente tornerà a Cincinnati dove si guadagnerà da vivere soprattutto come ritrattista. In uno di questi ritratti, commissionato per immortalare una ragazza morta poco prima (Ritratto di Marie Jane Andrew, 1841, Indianapolis Museum of Art), deciderà con gustoso ammiccamento di collocare sullo sfondo un volume intitolato Birds with Coloured Engravings. Mason non fu l’unico artista a collaborare con Audubon. In alcuni casi, nelle fasi finali della creazione del futuro The Birds of America, Audubon si avvarrà anche del lavoro del naturalista John Kirk Townsend, ornitologo di Philadelphia che aveva compiuto una esplorazione dalle Rocky Mountains al Columbia River nel 1834.

Gli acquerelli di Audubon (che per l’occasione abbandonò la pittura a olio, preferendo appunto acquerelli, pastelli e occasionalmente matita, carbone, gesso, tempera e inchiostro) furono riconosciuti sia come importanti documenti di storia naturale sia come notevoli opere d’arte. Fu il primo a mostrare gli uccelli in una dimensione che rendeva conto dell’ambiente e dell’interazione reciproca, e mostrò anche con scrupolo le differenze fra i sessi, le diverse età e i piumaggi stagionali della stessa specie. Le sue opere riuscirono a surclassare il lavoro di Alexander Wilson, ornitologo statunitense di origini scozzesi considerato il padre dell’ornitologia americana autore di nove volumi sugli uccelli del Nord America.

Nel maggio 1826 Audubon era pronto a cercare un incisore per la sua opera ma si sarebbe dovuto recare in Europa perché nessun editore americano aveva ancora le risorse necessarie. Partì quindi, con in tasca una raccolta di lettere di presentazione di mercanti di New Orleans e di politici della Louisiana e del Kentucky, su una nave mercantile diretta a Liverpool (quando arrivò il suo aspetto era così strano – capelli lunghi, pelli… – che venne scambiato da alcuni per un nativo americano, anche sulla scorta della suggestione creata dal recente successo di The Last of the Mohicans di James Fenimore Cooper). Entrò in contatto con i Rathbones, abolizionisti quaccheri che riconoscevano la sua originalità e decisero di sponsorizzarlo, e in breve tempo anche grazie alla sua abilità oratoria divenne una celebrità. Prese a viaggiare di città in città (Liverpool, Manchester, Edimburgo…) esponendo i suoi disegni e riscuotendo sempre un clamoroso e unanime successo: la gente non sospettava un mondo al di là dell’oceano così ricco e vivo, e l’intraprendente pittore non si stancava mai di descrivere le bellezze della sua natura, ma anche di imitare le danze di guerra dei popoli lontani o anche il suono e le movenze del serpente a sonagli. Non mancano immagini con un pizzico di umorismo: è famosa quella relativa allo snowy heron (o white egret, tavola 242) in cui in basso a destra si nota il cacciatore (il pittore stesso?) pronto a sparare ma si nota anche come l’uccello sembri guardare con occhio perplesso lo spettatore. In altri casi è facile notare come l’artista sembri giocare con lo spazio della raffigurazione: molti uccelli più piccoli sono liberi di svolazzare entro la cornice mentre ad esempio il famoso american flamingo (tavola 431) sembra chinarsi per stare nello spazio assegnato.

Trovato un incisore disposto a lavorare al progetto (il quale inizialmente preventivò un’impresa di sedici anni!) si inventò una sottoscrizione basata sulla vendita delle tavole a piccoli gruppi (pacchetti di cinque stampe: tre su uccelli di taglia piccola, una media e una grande), ogni pacchetto al costo di 1.000 dollari (oltre 27.000 dollari di oggi!). Tra gli abbonati c’erano il re francese Carlo X, la regina Adelaide di Sassonia-Meiningen, lord Spencer, gli americani Daniel Webster ed Henry Clay… Le immagini vennero pubblicate prive di testo, come escamotage per non dover fornire copie gratuite alle biblioteche inglesi (sarebbe stato obbligato a omaggiare una decina dei costosissimi esemplari alle biblioteche incluse nel Copyright Act del 1709: la Royal Library, le biblioteche delle Università di Oxford e Cambridge, e via dicendo).

Con la sola forza economica della propria idea, senza doni o sovvenzioni pubbliche, Audubon riuscì a pubblicare l’opera intera in quattro volumi per una spesa totale superiore di 115.000 dollari (oltre due milioni di oggi), seguendo personalmente tutte le fasi della realizzazione (venne pensata una autentica catena di montaggio, con oltre cinquanta persone al lavoro), della vendita ai singoli sottoscrittori, delle spedizioni e via dicendo. La prima edizione di quest’opera, detta Havell Edition dal nome dell’editore Robert Havell, in un formato detto Double Elephant Folio (fogli di 39½x 28½ pollici), organizzata in tre volumi da 100 e un volume da 135 tavole (principalmente incisioni su rame, ma talvolta acquatinta, poi acquerello), dopo un lavoro che durò dal 1827 al 1838, fu stampata in 180 copie (ne sopravvivono, si stima, 120 complete). Si tratta dunque di una collezione di stampe di grandi dimensioni, rilegate per comodità sotto forma di libro. Le «biografie», come vennero chiamate in maniera accattivante, dei vari esemplari furono pubblicate separatamente (in parte furono scritte dal naturalista e ornitologo scozzese William MacGillivray, che fornì quelle basi scientifiche che Audubon non possedeva) in cinque volumi a Edimburgo tra il 1831 e il 1839 con il titolo di Ornithological Biography.

[continua]

Clicca su “Continua” per leggere l’intero articolo


BOX

Abbonamento a «la Biblioteca di via Senato»
mensile di bibliofilia e storia delle idee
Italia: 50 euro, annuale (undici numeri) – Estero: 60 euro, annuale (undici numeri)
Il pagamento può essere effettuato tramite bonifico bancario, sul conto corrente: IT67G0760101600001031448721
intestato a: Fondazione Biblioteca di via Senato
Una volta effettuato il pagamento comunicare i propri dati, comprensivi di indirizzo e codice fiscale, a: segreteria@bibliotecadiviasenato.it

la Biblioteca di via Senato - settembre 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *