Wuz n. 3, aprile 2003

Maurizio Vivarelli

Biblioteca Comunale

Forteguerriana, Pistoia

La fondazione della Biblioteca Forteguerriana, una delle più antiche in Italia, è tradizionalmente datata al 1473, quando, in seguito ad una donazione del cardinale Niccolò Forteguerri (1419-1473) viene istituita la Pia Casa di Sapienza con l‘annesso Collegio Forteguerri.
Con il munifico atto del cardinale le autorità  comunali acquisivano la proprietà  di 6 poderi e di numerosi affitti perpetui; le entrate, cui si dovevano aggiungere quelle garantite direttamente dal Comune, sarebbero state amministrate dagli Ufficiali della Sapienza, eletti ogni cinque anni, vincolati ad utilizzarle per fondare a Pistoia una scuola, gratuita e aperta a tutti, chiamata La Sapienza, e per istituire 12 borse di studio per giovani non ricchi, originari di Pistoia o del contado, che volessero dedicarsi a studi di teologia, diritto canonico e civile, medicina.
Intorno al 1530 gli Ufficiali deliberarono di costruire un nuovo edificio che, nobilitato dalla facciata disegnata dall‘architetto fiorentino Giovanni Unghero, divenne la sede definitiva della Sapienza e del Collegio: è dunque in questo contesto architettonico e funzionale che gradualmente si stratificano le raccolte librarie della biblioteca.
Secondo la linea interpretativa prevalente nella ricerca storico-erudita locale, il primo nucleo bibliografico della Forteguerriana è costituito dal lascito del canonico del capitolo della cattedrale Zomino di ser Bonifazio (1378-1458), conosciuto col nome greco che egli stesso si diede di Sozomeno. Sozomeno, con testamento redatto il 22 novembre 1423, donò la propria libreria (omnes libros et cartas) all‘Opera di San Jacopo (cioè al Comune di Pistoia), destinandola ad uso pubblico con lo stabilire che i libri poni et ligari [“¦] in quodam loco communi et acto ad studendum et eis omnibus studere volentibus in illis.
Morto il Sozomeno, nel 1458, il Consiglio generale del popolo deliberò che la libreria dello studioso venisse trasportata nel Palazzo dei priori; occorsero in realtà  due anni per effettuare il riordino dei codici e compilarne l‘inventario − datato 30 ottobre 1460 − che elenca 110 volumi e tre carte geografiche, purtroppo solo in parte conservati. I libri furono collocati, secondo una disposizione topografica desumibile dall‘inventario, in 6 scanni della sala dell‘Abbondanza.
La raccolta sozomeniana, nelle sue linee generali, si conforma ai canoni bibliografici del periodo, con la presenza dei poeti classici latini (Virgilio, Orazio, Ovidio ecc.), di gran parte delle opere di Cicerone con il commentario di Asconio Pedanio, e poi ancora Seneca, Apuleio, Quintiliano, Plinio il giovane, Livio, Svetonio, opere filosofiche, autori greci, sia in traduzione latina che nel testo originale (Omero, Esiodo, Aristotele, Senofonte), e infine un “Dante”, così denominato secondo i criteri di titolazione della Commedia tipici del XIV e XV secolo. Non è certo quando i volumi sozomeniani abbiano fatto il loro ingresso nel Palazzo della Sapienza.
Un altro anno rilevante per la storia della biblioteca è il 1696, quando un motuproprio granducale impone agli Ufficiali della Sapienza di aprire all‘uso pubblico le raccolte librarie. Negli anni successivi il Palazzo della Sapienza, ampliato in seguito agli interventi commissionati nel 1776 all‘architetto pistoiese Giuliano Gatteschi, continuò ad ospitare la scuola e la libreria. Un motuproprio granducale del 1777, infine, sopprime la Pia Casa di Sapienza, stabilendo contestualmente che si provveda “alla conservazione e riordinazione della libreria, volendo che stia aperta al pubblico in certi determinati giorni, e che continuino i lettori attuali di legge e di filosofia a far turno da bibliotecarii a forma degli ordini”.
La scuola fu denominata collegio, e poi, a partire dal 1814, Liceo Forteguerri; la biblioteca cominciò dunque da allora ad essere chiamata Libreria del collegio Forteguerri, o Forteguerriana, e continuò a vivere in una condizione di stentata marginalità  rispetto alle sorti dell‘istituto scolastico da cui dipendeva, fino alla chiusura, tra 1921 e 1923, per lo stato di grave abbandono degli spazi fisici e delle raccolte. La rinascita dell‘istituto è dovuta allo strenuo impegno del preside del liceo e in seguito bibliotecario Quinto Santoli, che ne fu direttore fino al 1959. Nell‘arco cronologico che va dal 1926 al 1959 la biblioteca è passata attraverso diverse tipologie di gestione. Prima, tra 1930 e 1967, dipendendo da un Consorzio costituito dal Comune, dalla Provincia, e dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia; successivamente, e a tutt‘oggi, facendo direttamente capo alla Amministrazione comunale.
Il patrimonio della biblioteca Forteguerriana è costituito da circa 300.000 libri e opuscoli, di cui 12.000 libri per ragazzi, oltre 250 periodici correnti, oltre 1.000 manoscritti, 126 incunabuli, circa 3.000 cinquecentine, 2.000 stampe, 3.000 fogli volanti; le raccolte moderne ammontano a circa un quarto del totale dei volumi qui ricordato.
La qualità  e la quantità  delle raccolte hanno reso necessaria la disponibilità  di approfonditi elementi di conoscenza sullo stato di conservazione del patrimonio, fondamentali per una corretta programmazione delle conseguenti attività  di tutela e di restauro. Questi obiettivi sono stati conseguiti anche grazie alla stretta collaborazione tra la biblioteca e il Dipartimento di storia e culture del testo e del documento dell‘Università  della Tuscia. Tale collaborazione ha riguardato attività  di revisione del patrimonio librario moderno (post 1975), e una ricognizione sistematica sullo stato di conservazione dei volumi antichi conservati nelle principali sale storiche, realizzata da Cristina Cavallaro sotto la direzione di Piero Innocenti. Tale lavoro è estesamente discusso in Cristina Cavllaro ““ Piero Innocenti ““ Maurizio Vivarelli, Un approccio alle raccolte librarie antiche: lo stato di conservazione del patrimonio della Biblioteca comunale Forteguerriana di Pistoia. Analisi per campioni, in corso di stampa nei “Nuovi annali della scuola speciale per archivisti e bibliotecari”.
Il nucleo documentario più antico della biblioteca è formato, come si è detto, dai codici sozomeniani sopravvissuti ai fenomeni di dispersione (33 dei 110 volumi originari); tali codici fanno parte del principale fondo manoscritto, il Fondo Forteguerriano, formatosi tra il XVIII e il XIX secolo, e che contiene 398 manoscritti, ordinati per lettera e numero, dalla A alla F, provenienti dalle acquisizioni del bibliotecario Anton Maria Rosati (1732-1810), e da alcune importanti donazioni: Francesco Canini (1830), famiglia Franchini Taviani (1839), famiglia Puccini (1847), convento soppresso di Giaccherino (1866), Sebastiano Ciampi (fine secolo XIX); da segnalare anche il fondo Acquisti e doni, con lettere autografe e documenti vari relativi a personaggi del XIX e XX secolo quali Vittorio Emanuele II, papa Pio X, papa Benedetto XV, Giosuè Carducci, Gabriele d‘Annunzio, Giovan Pietro Vieusseux, Ferdinando Martini, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Policarpo Petrocchi.
Nel 1706, anno a cui risale il più antico inventario conosciuto (Archivio di Stato di Pistoia, Indice di tutti j libbri, che sono nella Libreria della Sapienza di Pistoia fatto l‘anno 1706, Sapienza 379), sono censiti 1.647 volumi; in esso non è segnalato nessuno dei 126 incunaboli della biblioteca, 31 dei quali sono contrassegnati dal timbro dell‘antica Libreria della Sapienza. Tra questi da ricordare almeno il De successione ab intestato di Cino da Pistoia (Colonia, Tip. Dictys, Historia Troiana, ca 1470), il cosiddetto Dante di Foligno, vale a dire La Commedia stampata a Foligno nel 1472 da Johann Numeister, Evangelista Angelici ed Emiliano Orfini, il Monte Santo di Dio di Antonio da Siena (
Firenze, Niccolò di Lorenzo, 1477), il De claris mulieribus di Jacobus Philippus Bergomensis (Ferrara, Lorenzo de‘ Rossi, 1497) e la notissima Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (Venezia, Aldo Manuzio, 1499).
Il patrimonio si accrebbe in misura assai notevole negli ultimi decenni del XIX secolo, quando la Forteguerriana acquisisce nuclei librari provenienti da enti e congregazioni ““ religiosi e non ““ soppressi; la complessiva fisionomia bibliografica della biblioteca dipende inoltre da numerose altre donazioni e acquisizioni di rilievo, grazie alle quali il patrimonio della biblioteca, alla fine del secolo, sale a circa 25.000 volumi e 7.000 opuscoli. Basti qui ricordare, per il XIX secolo, i fondi librari e manoscritti di Niccolò Puccini, Domenico Mazzoni, Sebastiano Ciampi e, per quanto riguarda il XX secolo, quelli di Mario Gianni, Guido Macciò, Ferdinando Martini, Alberto Chiappelli (studioso e bibliofilo pistoiese ), Alberto Montemagni (culture di storia francese), Quinto Santoli (personalità  eminente della erudizione storica locale), Alfredo Melani, oltre ad altri minori.
In tale contesto bibliografico di notevolissimo rilievo i punti di eccellenza, sotto il profilo bibliologico-documentario, sono costituiti dalla Libreria Puccini e dalla Libreria Martini.
La libreria donata dal patriota e filantropo Niccolò Puccini (1799-1852) è costituita da circa 4600 volumi, appartenuti allo stesso Niccolò, al padre Giuseppe (1745-1818) e allo zio Tommaso (1749-1811, erudito, storico dell‘arte e direttore delle Gallerie fiorentine nel delicatissimo periodo delle spoliazioni napoleoniche), e della rilevante documentazione manoscritta sopra ricordata. Tra gli esemplari di maggior pregio della raccolta, di cui è in corso di redazione il catalogo, ricordiamo, per la parte afferente a Tommaso, la Cremona illustrata di Antonio Campo, con incisioni di Agostino Caracci (Cremona, in casa dell‘autore, 1585), e lo splendido catalogo del Museo del Collegio Romano, fondato da Athanasisus Kircher nel 1651, curato da Giorgio Siepi nell‘edizione olandese del 1678; per quanto riguarda la biblioteca di Niccolò di notevole rilievo le numerose prime edizioni ottocentesche, da quelle di Giacomo Leopardi (Canti, Firenze, Piatti, 1831; Operette morali, Milano, Stella, 1827; Crestomazia italiana, Milano, Stella, 1828), ai Promessi sposi stampati da Ferrario, a Milano, nel 1825-26.
La Libreria Martini acquistata nel 1929 dagli eredi dello scrittore, uomo politico, Ministro della pubblica istruzione e giornalista Ferdinando Martini (1841-1928), fu stimata “un valore non inferiore alle 500.000 lire” in una perizia del 1928 redatta da Luigi De Gregori. Una biblioteca, quella di Martini, in cui si individuano con chiarezza due importanti raccolte, una di letteratura, d‘arte e storia, e una teatrale. La prima, costituita da circa 12.000 volumi e 8.500 opuscoli, ospita la migliore produzione editoriale, italiana e francese, dei secoli XVIII e XIX. La seconda, ricca di 3250 volumi e di 3500 opuscoli, figura quasi tutta la produzione teatrale italiana e francese, in edizione spesso di grande bellezza. Le posizioni di rilievo ricoperte da Martini per numerosi decenni a cavallo tra il XIX ed il XX secolo gli valsero un davvero incessante flusso di libri, opuscoli e pubblicazioni di vario genere, con dediche autografe della maggior parte dei letterati e degli scrittori del periodo, da Carducci a D‘Annunzio, da Soffici a Marinetti, da Palazzeschi a Moretti, da Ojetti alla Aleramo. Da segnalare, ma a titolo puramente esemplificativo, di D‘Annunzio, Primo Vere (Chieti, Tipografia di Giustino Ricci, 1879 e Lanciano, Carabba, 1880) e, di Benedetto Croce, I teatri di Napoli (Napoli, Pierro, 1891).
La Libreria Martini comprende inoltre 62 manoscritti, fra i quali un pregevolissimo Corano in carta orientale, cinque codici membranacei etiopici, legati in assi e cuoio, gli autografi di Martini, una collezione di medaglie commemorative, carte diverse raccolte da Martini per i suoi studi, alcuni autografi di Giuseppe Giusti, tra cui Il re Travicello, e l‘iconografia giustiana.
Una menzione finale, infine, va riservata a un interessantissimo nucleo documentario, La scuola in mostra, raccolta di quaderni e album provenienti dalla Mostra della scuola allestita nel 1929 nell’ambito della più vasta 1a Mostra provinciale che celebrava la nascita della Provincia di Pistoia.
Il materiale, in gran parte manoscritto (solo alcuni elaborati sono dattiloscritti; molti sono invece i disegni, le fotografie e le cartoline illustrate), è costituito da 363 pezzi ““ attualmente tutti digitalizzati su CD-ROM ““ provenienti dalle scuole elementari di tutto il territorio provinciale, e rappresenta una fonte di grande rilievo per la storia della scuola e delle pratiche di scrittura infantili, per la storia della cultura materiale e delle tradizioni popolari. La versione web dei CD-ROM è consultabile all‘indirizzo
Il catalogo automatizzato della biblioteca è costituito da circa 150.000 record bibliografici; la parte rimanente del patrimonio è resa disponibile attraverso i tradizionali cataloghi cartacei. Esistono inoltre cataloghi speciali per particolari tipologie di materiali: manoscritti, codici, autografi, carteggi, incunabuli, pubblicazioni seriali, incisioni, fotografie, microfilm.