Wuz, n. 10 dicembre 2003


Santo Alligo

 

Aubrey Beardsley

dagli inizi a Salomé

 

 

Ai limiti dell’ anoressia, il corpo curvo, la carnagione bianchissima, la fronte nascosta dalla frangia rossa sopra un naso adunco, una forte inclinazione per il grottesco, l’ ambiguo, l’ irriverente, il morboso, dandy raffinato, esteta intransigente, amato e odiato, minato dalla tisi che gli procurava frequenti emorragie ai polmoni : questo era Aubrey Beardsley.
In soli sei anni (verrà  stroncato dalla tubercolosi all’ età  di ventisei), i suoi disegni a china lo faranno arrivare, oltre che agli onori artistici, anche a quelli della cronaca mondana.

Non ancora in possesso di uno stile preciso -Beardsley scriveva : "Lavoro in sette stili diversi e con tutti ottengo ottimi risultati"- i suoi disegni raffinati e grotteschi, già  contesi dai collezionisti ancor prima di essere pubblicati, avevano imposto la sua personalità . Disegni dal segno fermo, infallibile, tagliente e proprio per questo spesso presi per incisioni. Resta da capire come questo giovane, fragile e malato, possa aver prodotto in così poco tempo una tale mole di lavoro.

Molti critici non avevano compreso la sua grandezza : nel 1898, a quindici giorni dalla morte, il New York Times lo liquidava con queste parole : "Pur ammettendo che Beardsley sia stato dotato di un’ indubbia originalità , non possiamo concedergli niente di più. Egli ha dato il suo meglio disegnando donne della più bassa specie e uomini satireschi. Beardsley non è riuscito a creare qualcosa che possa appartenere alla sfera della vera arte. La sua influenza, che ha abbassato il gusto anziché elevarlo, è stata solo transitoria. La sua opera è già  quasi dimenticata…Il grottesco e il bizzarro, in quanto rappresentazione dell’ innaturale e dell’ anormale, non hanno la capacità  di sopravvivere…Le nuove generazioni si chiederanno perchè ci sia stato un pur breve interesse per Beardsley. E’ stata una moda passeggera, un piccolo segno di decadenza e niente più. La nostra pietà  può andare, se mai, alle lunghe sofferenze dell’ uomo, e il nostro cordoglio a una persona malata nel fisico e nella mente, come le sue opere stanno a dimostrare".
Mai affermazioni sono state, ad una ad una, così puntualmente smentite.

Aubrey Vincent Beardsley nasce a Brighton il 21 agosto 1872. E’ un bambino delicatissimo, tanto che Ellen Pitt, la madre, lo chiamerà  ‘fragile porcellana di Dresda’. Ancor prima di andare a scuola Ellen gli insegna a suonare il piano, ma nel 1881 gli studi devono essere interrotti a causa della tubercolosi.
E’ precocissimo : non ancora undicenne si guadagna le sue prime trenta sterline in poco più di un mese per aver disegnato su menù e biglietti d’ invito di uno sfarzoso matrimonio, una serie di personaggi tratti dai libri di Kate Greenaway.
Quando la madre si ammala gravemente, Aubrey e la sorella, sono ospitati da una zia Lamb, che li tiene come in un carcere : sveglia all’ alba e a letto al calar del sole. Le uniche uscite sono quelle per recarsi alle funzioni religiose.
Nel novembre 1884, il nonno si decide a iscrivere Aubrey alla Brighton Grammar School. Il ragazzo si rivela molto portato per le materie letterarie, ma refrattario all’ ortografia e alla matematica. L’ insegnante di scienze, A.W. King, riconosce subito il talento del giovane allievo e lo incoraggia a recitare nel teatro della scuola, visto che ancor prima del disegno il palcoscenico è il suo grande amore. Nel 1888, Beardsley organizza spettacoli teatrali e ne disegna i costumi, come il musical The pay of the Pied Piper. Su ‘Past and present’, giornale della scuola, Aubrey pubblica alcuni versi accompagnati dalle caricature dei suoi insegnanti.

A sedici anni Beardsley si impiega in un ufficio postale, ma già  l’ anno successivo è assunto dalla Guardian Fire and Life Insurance, dove rimane, insoddisfatto, fino al 1893.
Disegna, prendendo a modelli Andrea Mantegna, Sandro Botticelli, e sir Edward Burne-Jones, ultimo esponente dei pittori preraffaelliti.
‘Tit Bits’, il ‘Reader’s Digest’ del tempo, con mezzo milione di abbonati, pubblica un suo racconto, The Story of a Confession Album, pagato una sterlina e dieci scellini.
Nel 1891, sentendosi in forze -le crisi emorragiche gli davano tregua- si decide ad andare, accompagnato dalla sorella Mabel, da Burne-Jones, con una cartelletta contenente i suoi disegni. Il vecchio artista, colpito dalle capacità  del ragazzo, lo incita a dedicarsi interamente all’ arte, suggerendogli di iscriversi al corso serale di pittura tenuto da Frederick Brown. Quel giorno a casa di Burne-Jones c’ erano anche Oscar Wilde e la moglie (Bearsley li descrive come simpaticissime persone). Lo scrittore non poteva allora prevedere che, nel giovane disegnatore, avrebbe trovato l’ unica persona in grado di tenergli testa.

Negli intervalli del lavoro Beardsley ha l’ abitudine di andare a sfogliare i libri illustrati sulle bancarelle o dai librai antiquari. Il suo grande interesse per le stampe giapponesi lo porta a visitare la Peacock Room (il pavone era elemento molto usato dagli artisti Art Nouveau), ambiente decorato da James McNeill Whistler tra il 1876/77 per l’ armatore Frederick Leyland : vuole vedere come l’ arte orientale abbia influenzato il pittore che diventerà  il suo nuovo modello.
Beardsley assume atteggiamenti alla Des Esseints, eccentrico esteta protagonista di  A rebours di Joris-Karl Huysmans, al quale per molti aspetti somiglia. Arriva a decorare di nero e arancione il suo appartamento, ama disegnare in totale isolamento e con le imposte chiuse, alla luce di due candelabri che porta sempre con sè in viaggio.
Con l’ inseparabile cartella di disegni, Aubrey fa visita al pittore e scultore George Frederick Watts, che, al contrario di Burne-Jones, gli suggerisce di abbandonare la scuola e di seguire le inclinazioni personali.
Beardsley diventa redattore di ‘The Bee’, rivista della Blackburn Technical School, pubblicando il disegno di Amleto che insegue il fantasma del padre.
Nel 1891 la zia Lamb gli lascia, con un legato, la somma di 500 sterline. E’ la possibilità  per Beardsley di lasciare le assicurazioni e dedicarsi totalmente al disegno. Nello stesso anno, l’ antiquario Aymer Vallance, sedotto dai disegni dell’ artista, lo presenta a William Morris, incontro senza feeling, nè dall’ una nè dall’ altra parte.

Intanto, disegno dopo disegno, Aubrey si impossessa del black blot, tecnica che consiste nel far cadere sul foglio grosse gocce d’ inchiostro da stendere con il pennello fino a contornare le parti figurative bianche, ottenendo contrasti di valore tonale efficaci e moderni. Dal febbraio 1893, Beardsley pubblica alcuni disegni su ‘The Pall Mall Budget’, rivistucola popolare che ha il merito di farlo conoscere al grosso pubblico.
E’ del 1893 Pastor Sang, dramma norvegese di Bjornstjerne Bjornson, stampato da Longmans-Green and Co., frontespizio di Beardsley, firmato con una B inserita sotto l’ asta della A, simile al monogramma di Durer.

Frederick Evans, proprietario di una libreria dove Beardsley ammira libri senza comprarli o li
baratta con disegni suoi, presenta l’ artista all’ amico editore J.M. Dent desideroso di ristampare Le Morte Darthur di Malory in edizione con fregi e disegni simili a quelli della Kelmscott Press di Morris, ma riprodotti fotomeccanicamente per ridurre i costi di produzione. L’ editore avrebbe voluto Burne-Jones come disegnatore, ma a causa del costo molto alto è costretto a rinunciare. Visti i disegni di Beardsley, Dent gli chiede di eseguirne alcuni per Arthur.
Questo incarico, importante e inaspettato, stimola l’ orgoglio di Aubrey, anche se la durata del lavoro, due anni circa e 400/500 disegni, lo spaventa. Per entrare nel clima dell’ opera, sfoglia dall’ antiquario Evans, i libri di Morris, senza tuttavia provare il minimo interesse. Lavora comunque a quello che sarebbe diventato l’ impressionante frontespizio del primo volume, How King Arthur saw the Questing Beast, e dopo qualche settimana presenta il risultato a Dent. L’ editore, fugato ogni dubbio, gli affida il lavoro con il compenso di 250 sterline : Beardsley è impegnato a fornire disegni, testatine e fregi, nonchè l’ impostazione grafica dell’ intera opera.
Due mesi dopo la pubblicazione di Arthur, nell’ aprile 1893,  esce, sul primo numero del mensile ‘The Studio’, l’ articolo A new illustrator : Aubrey Beardsley, del pittore e critico Joseph Pennell. E’ accompagnato da undici disegni e ha la copertina, stampata su cartoncino verde, firmata da Beardsley. Da un giorno all’ altro l’ articolo impone lo sconosciuto artista, facendone un disegnatore alla moda.

Le Morte Darthur di  Sir Thomas Malory venne stampato a Edimburgo da Turnbull & Spears, in 2 volumi, e pubblicato a dispense da J.M. Dent & Co. a partire dal giugno 1893 fino al novembre dell’ anno successivo, con le copertine di Beardsley.
L’ opera non ha uno stile unitario. I primi disegni del libro, che si ispirano a quelli di Burne-Jones, riflettono l’ atmosfera medioevale del contenuto. Man mano che il lavoro procede, Beardsley introduce richiami floreali, giapponesi, in contrasto con il tema trattato. Le illustrazioni delle tavole fuori testo sono circondate da cornici nere con pavoni, fiori, foglie e arbusti avvinti a guerrieri loricati e satiri in un groviglio inestricabile. Con il secondo volume, contestualmente allo stile che va maturando, questi labirintici intrichi si acquietano e stemperano in un decoro floreale più sobrio. Le pagine di testo hanno una varietà  indescrivibile di piccoli disegni, fregi, capilettera e capicapitolo.
Nonostante i riconoscimenti avuti, Beardsley non era contento di dedicare tutto il suo tempo a illustrare un romanzo così lungo, anche perchè non era soddisfatto della riproduzione dei disegni che venivano rimpiccioliti perdendo i tratti più sottili; solo con suppliche e minacce l’ editore Dent riusciva ad avere i successivi disegni da pubblicare. Alcune illustrazioni del secondo volume sono graficamente più interessanti perchè il contrasto tra parti bianche e nere è più netto. Alla fine, per dare più unità  all’ opera, Beardsley, addirittura, si uniforma ai disegni pubblicati all’ inizio, come le due ultime tavole fuori testo : How Sir Belvedere cast the sword Excalibur into the water e How Queen Guenever made her a nun.

Non ancora terminate le illustrazioni per Arthur e prima di iniziare quelle di Salomé, Beardsley prepara un gruppo di piccole vignette grottesche e surreali per ‘Keynotes’, una collana decisamente osée per l’ epoca, con testi di giovani scrittori, pubblicata da Mathews e Lane nel 1893 e diventata successo editoriale. Il disegnatore ha l’ aria di averle eseguite più per divertimento e per distrarsi da Arthur che per realizzare opere cui affidare la propria fama. Appare per la prima volta, in uno dei libretti di ‘Keynotes’ (ma comparirà  anche in altri disegni, ad esempio come soprammobile nell’ illustrazione The toilet of Salomé) una piccola grottesca figura, un feto dirà  Beardsley : "Non è un bambino ma un aborto sopravvissuto".
Nel 1893 esce simultaneamente a Parigi e a Londra, con testo francese, Salomé di Oscar Wilde, stampato dalla Librairie de l’ Art Indépendant e da Elkin Mathews e John Lane. Beardsley ne ricava subito lo straordinario J’ ai baisé ta bouche Iokanaan, j’ ai basé ta bouche, pubblicato in anteprima su ‘The Studio’ nell’ articolo di Pennell.
L’ editore Lane, dopo averlo visto, commissiona a Beardsley, per 50 ghinee, i disegni per l’ edizione inglese; l’ artista acconsente, anche se avrebbe preferito occuparsi della traduzione, che viene affidata invece ad Alfred Douglas, amico di Wilde.
Ma i disegni di Beardsley, così fuori stile per la sua tragedia bizantina, non piacquero allo scrittore; per averne conferma li fece vedere a Charles Riketts (che aveva appena finito le illustrazioni di The Sphinx e a cui Oscar aveva chiesto anche quelle di Salomé) : il pittore, invece, se ne dichiarò entusiasta.

Wilde, che diceva di aver inventato Beardsley, aveva in realtà  paura che la sua Salomé fosse sovrastata dai disegni dell’ amico; l’ illustratore, per ripicca, inserì nella tavola L’ entrée de Hérodias una caricatura dello scrittore. I disegni, non ancora pubblicati, scandalizzarono molti tra quelli che li videro, così che l’ artista fu costretto a modificarne alcuni. La copertina studiata da Beardsley fu rifiutata da Lane a favore di un’ altra, con una piccola decorazione centrale a rose e foglie stilizzate che non entusiasmò neppure Wilde; la prima, a code di pavone, rimasta in stato di studio fu utilizzata nel 1904 da Lane come copertina di Under the Hill e solo nel 1907 per racchiudere l’ opera di Wilde.
Salomé illustrata da Beardsley uscì nel 1894, edita da Elkin Mathews e John Lane in 755 esemplari, più 125 su Japon. L’ edizione, la più ricca di particolari erotici mai visti fino ad allora in Inghilterra, portò all’ autore molta notorietà , e insieme, una cattiva fama. ‘The Studio’ scrisse, profeticamente : "Coloro che nell’ opera vedono la vera essenza del decadentismo fin de siècle capiranno che Salomé è un libro troppo recente perchè se ne possa apprezzare il vero valore e perchè se ne possa prevedere la futura profonda influenza sulle arti figurative".

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *