ATTILIO BERTOLUCCI, Sirio, Parma, Alessandro Minardi, 1929

Quando Bertolucci pubblica queste poesie è poco più di un ragazzo. Qualche anno prima, al ginnasio, aveva conosciuto Cesare Zavattini, supplente di lettere al Collegio Maria Luigia di Parma, che lo aveva convinto a pubblicare la raccolta ed era divenuto suo promotore. Un cospicuo numero delle poesie originarie, tuttavia, non arrivarono alla pubblicazione, non perché l’intera raccolta fosse stata sottoposta a una rigorosa selezione critica, ma semplicemente poiché lo stesso Zavattini aveva smarrito una consistente quantità di manoscritti delle poesie durante un viaggio in treno. Ne sopravvissero solo 27, una delle quali peraltro scritta per scherzo al tavolino di un bar dall’amico Pietro Bianchi e infatti poi esclusa dalle raccolte successive. Anche l’editore di questo libretto (come del successivo di Bertolucci) nasce per l’occasione e fa parte della cerchia di amici dello scrittore. Alessandro Minardi era in realtà un giornalista che collaborava agli stessi periodici locali e che nel dopoguerra diventerà prima caporedattore e poi direttore del settimanale “Candido”, fondato da Giovanni Guareschi. Proprio a Guareschi si deve una singolare stroncatura del volume di Bertolucci, scritta all’interno del racconto Viaggio nell’oltretomba, e pubblicato sul periodico “Bazar” nel 1933. Nel racconto Guareschi immagina un viaggio nel tempo verso la Parma del 2931 dove ritrova un “librettino di poche pagine: Sirio, di tal Bertolucci… Dalle righe tronche e dai frequenti a capo si ha il sospetto che siano poesie… Ma il tempo che è buon galantuomo ha cancellato quasi tutto lo scritto… ci è utilissimo perché lo mettiamo sotto la gamba di un tavolino che zoppica”. Nonostante la tiratura limitata (200 copie numerate), negli ultimi vent’anni non sono state poche le copie di Sirio apparse sul mercato o rintracciate nel sistema bibliotecario nazionale, anche se molte sono prive della fascetta (“Un nuovo Poeta / Un nuovo Editore “) che aveva accompagnato l’edizione originale. La raccolta è stata pubblicata in anastatica in due occasioni: nel 1979, per il cinquantenario, da La Pilotta di Parma, e nel 1984 dalla SEN di Napoli, aumentata da una “licenza” dell’autore.

Lucio Gambetti

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