Un titolo come questo del romanzo di Carlo Dossi è volutamente ambiguo.
Potrebbe preludere a una grande varietà di sentimenti, sensazioni, passioni, anche perversioni, che si accomodano dietro la parola amore.

Dossi, in quello che fu l’ ultimo libro suo, sceglie la strada più lieve e poetica, l’ amore come rapporto profondo tra una persona, l’ io narrante, e i più diversi destinatari. Che non sono sempre altre persone ma, per dirne alcuni,  un albero di tiglio, l’ immagine di un quadro, un cane bastardino.
Il linguaggio è tipico dell’ autore, arricciolato a volute, con "una scrittura che tenga della pittura e insieme della musica" come lui stesso nota.
Gli amori raccontati sono sette, divisi in altrettanti capitoletti. Ciascuno riceve un nome femminile, per convenzione paradossale : Tillia, Ricciarda, Tea.
Tutti aiutano a capire che l’amore è un sottile tonico rinvigorente, e, forse, può essere l’ essenza della vita.

In tempi in cui questo modo di sentire non sembra all’ apice della fortuna, il libro di Dossi è rinfrescante.

 

Carlo Dossi
Amori
Adelphi