Il Siderus Nuncius di Galileo Galilei è in mostra fino al 27 settembre alla Biennale dell’Eresia di Orvieto

Un’occasione davvero unica per ammirare una delle opere più contestate dalla storia della Chiesa: un’opera controcorrente nella quale veniva dimostrata l’esistenza di quattro corpi satelliti di Giove; chiamati “Medicei” in onore dell’amico e protettore Cosimo II de Medici, granduca di Toscana.

Il confine tra scienza ed eresia era impercettibile. Galileo Galilei nel 1610 scrisse un’opera che andava a mettere il naso dove non era permesso, portando prove per la discussa teoria Copernicana secondo cui la Terra non era affatto il centro dell’universo: se quattro stelle orbitavano intorno a Giove, allora non era vero che tutto girava in coro intorno al nostro pianeta. Non lo sapeva, ma si stava avviando verso la tortuosa strada dei processi, delle censure, delle dispute con il tribunale dell’inquisizione e con l’ottusità teologica. Oggi, però, ringraziamo la sua “ingenuità” intellettuale, per cui sperò sempre che la Chiesa – Santa Madre Chiesa – lo incentivasse nei suoi studi. Quindi non si fermò, determinato, alle prime difficoltà e diventò uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi. Alla fine fu costretto sotto minaccia a ritrattare il lavoro di una vita intera: era un eretico, che dovevano fare.

Un evento davvero particolare in considerazione dei pochi volumi esistenti al mondo – Galileo infatti ne stampò solo ottanta copie.

 

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