Alice nel Paese delle Meraviglie

In una precedente intervista, Lucio Gambetti ha parlato della prima traduzione italiana di Alice nel Paese delle Meraviglie. Io vorrei dire qualcosa sulla seconda e sulla terza.

Per quanto riguarda la prima non è mia intenzione aggiungere nulla, se non che sarebbe bene distinguere tra prima edizione e prima traduzione. Infatti la prima traduzione non fu italiana, ma si trattava di una edizione inglese della casa editrice Macmillan. Successivamente dalla tiratura di 1000 copie, 300 furono inviate all’editore torinese Ermanno Loescher, che vi appose il suo imprint e cercò di smerciarle in Italia, con una scarsissima fortuna, medesima sorte che ebbe anche in Inghilterra, poiché questa traduzione italiana rimase fino al 1930 in catalogo allo stesso prezzo… fu, per così dire, remainderata.

Si può dire che, in quel momento e in quel modo, Alice nel Paese delle Meraviglie non entrò in Italia realmente. Ci riuscì soltanto molti anni dopo, nel 1908, grazie all’edizione dell’Istituto Arti Grafiche di Bergamo, all’epoca molto conosciuto per essere un editore prestigioso. Si trattava, in sostanza, pur essendo la seconda traduzione, della prima edizione italiana di Alice stampata e pubblicata in Italia.

In realtà, tale edizione riproduceva fedelmente un’edizione inglese dell’anno precedente, dell’editore William Heinemann, poi tradotta in varie lingue. Questa edizione è particolare perché particolare significato hanno acquisito quegli anni. Infatti, in base alla normativa del copyright del tempo, poco prima, nel 1906-07, si erano estinti i diritti di copyright sul testo di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma non sulle illustrazioni. Fu così che nel 1907, in Inghilterra, sopravvennero una grande quantità di edizioni di Alice, però con illustratori diversi da quello originale, proprio perché il copyright, sulle illustrazioni originali non si era estinto. L’illustratore ufficiale, John Tenniel, fu molto longevo, morì nel 1914 ultranovantenne, e nel frattempo era anche stata modificata la legge sul diritto d’autore.

L’edizione italiana in questione presenta le illustrazioni di Arthur Rackham, sicuramente un grande illustratore, ma che credo non fosse il più adatto per Alice, essendo, a mio parere, molto autoreferenziale: i libri di Rackham sono i libri di Rackham.

La traduzione era di una certa Emma Cagli, traduzione che oserei definire “incresciosa”, anche se considerata in maniera positiva da alcuni. Perché incresciosa?  Basterebbe vedere la poesia introduttiva, per rendersi conto che l’impressione generale è si tratti di un testo di una professoressa toscana delle scuole medie nella parodia di Paolo Poli.

Sentiamo qualche verso che sostituisce la poesia originale, nella quale si legge di Lewis recarsi in gita sul Tamigi con le sorelline Liddell:

Or son molt’anni Carroll, strappatala dal core,
mandò sua figlia Alice, bella come un amore,
in giro per la terra d’Albione, e le impose
di raccontare ai bimbi tante storie curiose;
di far liete le sere d’inverno presso al foco,
d’esser gaia, gentile, di farsi amare un poco.
Cara Alice! Il suo incanto rese i bimbi felici
e fra i babbi e le mamme non contò più che amici;
tutti, grandi e piccini, le fecero buon viso
e furon conquistati dal suo dolce sorriso.
Ma un giorno, dopo ch’ebbe raccolti al suo paese
tanti trionfi, un vivo desiderio la prese
di vedere l’Italia, e con fede e coraggio, 
imparò l’italiano e si mise in viaggio.
Un artefice raro le disegnò la vesta.
Ed ecco, bimbi cari, che Alice oggi s’appresta
a scender tra di voi. Un fraterna mano
porgete a quest’amica che viene da lontano.
Essa, per amor vostro, varcato ha monti e mari,
e spera che d’affetto non le sarete avari,
che insieme con Giannetto, Pinocchio e Ciondolino
di buon grado accordarle vorrete un posticino;
spera, fra tanti bimbi, nel folleggiante stuolo,
quasi obliar che nacque lungi, sovr’altro suolo.

Siamo lontani da una bella traduzione, ma sicuramente venne apprezzata, perlomeno per le illustrazioni di Rackham.

Questa edizione non credo abbia poi avuto molta diffusione tra il pubblico infantile, trattandosi di un gift book, con illustrazioni a colori, protette dalle veline. Si trattava certamente di un libro costoso, poco adatto ad essere lasciato in mano a dei bambini.

Ebbe sicuramente maggiore diffusione la terza traduzione e seconda edizione italiana, che vediamo dal video, pubblicata nella collana “La biblioteca dei ragazzi”, dalle tirature molto più elevate.

Si trattava di una serie di 40 volumi, di cui 20 di narrativa straniera tradotta e 20 di divulgazione scientifica. È un libro stranissimo, il traduttore è anonimo ma si è pressoché certi che si trattava di Silvio Spaventa Filippi, allora direttore del Corriere dei Piccoli, e che era un traduttore professionale dall’inglese (tradusse vari libri di Dickens, di Kipling, eccetera).

Nonostante l’anno dell’edizione non sia indicato, si sa per certo che era il 1913. Lo si ricava proprio da alcune pubblicità editoriali apparse quell’anno sul Corriere dei Piccoli. Quindi tutti i conti tornano.

Ma perché è un libro stranissimo? Il volume contiene due parti: Alice nel Paese delle Meraviglie e il libro successivo, Attraverso lo specchio, pubblicato nel 1872, 5 o 6 anni dopo il primo.

Il fatto straordinario è però che l’ordine dei libri è qui invertito: prima incontriamo Attraverso lo Specchio e poi Alice nel Paese delle Meraviglie. Questo rende molto più difficile la lettura perché per capire qualche cosa di Attraverso lo Specchio, che è un libro difficilissimo, non solo bisognerebbe essere esperti di fisica teorica, di gioco degli scacchi, semiotica e di altre cose, ma bisognerebbe anche avere letto perlomeno il primo dei libri, che qui invece viene dopo!

Non si sa il perché di tale inversione, forse che Spaventa Filippi volesse riprodurre una delle inversioni temporali che si trovano proprio in Attraverso lo Specchio? Mi sembra una spiegazione troppo sofisticata…

Altra curiosità è che di questo volume esistono almeno due versioni editoriali.

Non si capisce quale sia precedente all’altra, probabilmente la prima è quella con legatura verde più scuro e che reca sul piatto il nome di Carroll con una “L”, fatto piuttosto comune che si ravvisa in una enorme quantità di edizioni italiane. Nell’altra versione, il nome di Carroll è correttamente scritto con 2 “L” e il contenuto è sempre il medesimo.

Le illustrazioni qui sono di Riccardo Salvadori, un illustratore discreto, meno noto e che si ispira generalmente a quelle di Rackham.

Avv. Prof. Bruno Cavallone

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