Wuz, n. 5, settembre-ottobre 2006

 

 

Hilarius Moosbrugger

 

 

Alfred Kubin

l’altra parte della realtà 

 

 

Si può essere collezionisti di tutto. Indubbiamente però, un collezionista di sogni e di incubi, è un caso particolare. Vivere nei sogni di notte e di giorno, vivere per raccontarli in disegno e scrittura, e raccoglierli e conservarli con cura amorevole oltre che maniacale, è un destino raro, quasi unico.
Così è stato per Alfred Kubin, pittore, illustratore e scrittore austriaco.
"Io sono nato il 10 aprile 1877 a Leitmeritz, una piccola città  della Boemia del nord",  comincia così in modo convenzionale e come in sordina, l’ autobiografia – Damonen und Nachtgesichte – che Kubin scrisse e che venne pubblicata nel 1926, con 130 tavole sue, da Carl Reissner a Dresda.
Già  il titolo però, Demoni e visioni notturne, ci introduce di colpo in un mondo dove la realtà  è totalmente condizionata dal dover essere sempre trasformata in immaginario morboso. Il racconto è semplice e piano nella forma, ma i contenuti non lo sono affatto e spiegano molto del carattere di Kubin e della sua inevitabile scelta espressiva.

I primi ricordi sono per la madre e il padre. Sembrerebbe normale, ma  "lo smunto e pallido" viso materno parla di tisi e la prima immagine paterna si presenta a due anni d’ età  quando il genitore, mai visto prima, torna a casa da un lungo periodo di lavoro in Dalmazia : "Egli irruppe un giorno all’ improvviso nella casa dove la mamma ed io ci eravamo installati così comodamente e suscitò in me un immediato senso di ostilità ".
L’ infanzia si svolge tra la nascita di due sorelle, malviste, brevi fughe da casa, vita nei boschi, sadica cattura di pesci e uccellini e l’ inizio di una passione per il disegno. I suoi soggetti : stregoni, animali grotteschi, paesaggi in fiamme.
Ai dieci anni di Alfred la madre muore di tubercolosi. Il ragazzo ne è atterrito, ma ancor di più lo colpisce la visione del padre che : "strappata dal letto di morte la lunga salma della donna consunta, correva per tutta la casa piangendo e implorando aiuto".

Il lutto dura un anno, poi il padre si risposa con la sorella della moglie, avendo allontanato il figlio al collegio di Salisburgo. La seconda moglie muore subito di parto, Alfred è riportato a casa per vedersi imputare il nuovo dolore del genitore : "Non dovevo più comparire davanti agli occhi di mio padre, dovevo vivere completamente solo. Quando egli narrava fiabe alle mie sorelle, guai a me se mi udiva ridere allegramente. Ogni volta ero duramente punito con schiaffi e bastonate".
Il rifugio è in se stesso. Quale se stesso però ! Soggiogato da visioni di incendi, esplosioni, cataclismi, risse; attratto dai cadaveri degli annegati del fiume, ripescati da un pescatore becchino e osservati giacenti lividi e freddi; assiduo dal macellaio e dallo scorticatore di animali, le cui operazioni sono seguite con lucida curiosità .

Rimandato a Salisburgo a frequentare la scuola di arti e mestieri ci rimane due anni. Nel frattempo il padre si risposa per la terza volta con una giovane di Klagenfurt, il cui fratello è fotografo di paesaggi. Alfred, ritirato dal collegio di Salisburgo, gli viene affidato come apprendista. Nessun privilegio per lui però, è sfruttato ma non aiutato, si sfianca di lavoro e si sfoga tra sesso e osteria. La salute ci rimette, lo stato nervoso ancora di più. Legge Shopenhauer in un tentativo di riprendersi e poi si imbranca con un  ipnotizzatore. Sfinito dalle crisi continue cade in uno stato depressivo tanto grave da tentare il suicidio. Sulla tomba della madre si disegna un bersaglio alla tempia e si spara con un vecchio revolver che, destino, fa cilecca (anni dopo uno dei suoi più famosi disegni sarà  la ricostruzione onirica del tentativo di morte).
La conseguenza immediata della fuga suicida da Klagenfurt è che lo ‘zio’ fotografo lo licenzia, non volendo più saperne di lui. Solo, senza casa, senza lavoro, risolve di arruolarsi. In una sequenza di eventi che ricorda la vita dei cadetti di nobile casata nel ‘700, Kubin che nobile non è, non diventa ufficiale, si ammala gravemente, è a Gratz per tre mesi di ospedale, è poi congedato e, finalmente, è ripreso in casa dal padre che, inopinatamente, si ravvede e lo rivuole con sé, facendogli iniziare una nuova vita.
Al momento di questa svolta Kubin ha vent’anni. Ne passeranno altri venti prima che vita ed evoluzione artistica si avviino nella direzione che gli sarà  propria per il resto dell’ esistenza.

In questa seconda parte della sua storia molte altre vicende lo segneranno : emancipazione dalla famiglia, fidanzamento, morte dell’ amata, disperazione e successivo matrimonio rifugio, crisi esistenziale, brevissima adesione al buddismo, depressione ed eccitamento. Le montagne russe del suo cammino sono tutte spirituali. La sua vita fisica sarà  del tutto statica, trovata casa a Zwickledt sopra la vallata dell’ Inn nell’ alta Austria, vi rimarrà  ancorato fino alla morte.
Uno però è l’ evento principe che gli sbloccherà  la mente, rendendolo conscio delle sue capacità  : la scritura del libro per cui è ricordato, unico suo libro compiuto, un romanzo, scritto per liberarsi l’ anima e dimostratosi efficacissima cura della nevrosi

Die andere Seite (L’ altra parte) è il racconto di una città  immaginata – Perla – capitale del Regno del Sogno, retta da un monarca assoluto che raccoglie antichità  da ogni parte del mondo per costruirla, resti di umanità  da qualsiasi nazione per popolarla, e promette ricchezze e felicità  eterne. Il protagonista – l’ io narrante – vi è attratto  col miraggio di una rivincita nei confronti della sorte maligna, ci vive, si vede al colmo della sua fortuna, poi man mano si ricrede e precipita – lui di pari passo con la città  e il regno – fino alla completa rovina.
Nonostante la catastrofe, si salva l’ io narrante e, soprattutto, si salva Kubin, attraverso questa catarsi letteraria, vera terapia inconscia dell’ ennesima crisi : il padre odiato-amato è appena morto, la vena artistica sembra svanita, lo scrivere si sostituisce alla pittura come grande confessione liberatoria.
Il romanzo è in realtà  un unico grande disegno, narrato anzichè dipinto. Kubin, difatti, illustrerà  il suo libro – pubblicato nel 1909 a Monaco di Baviera presso l’ editore Georg Muller – con 52 disegni che formano un tutt’ uno con le parole e le fantasie surreali dell’ opera. La stesura del testo prenderà  solo dodici settimane, una velocità  che dimostra l’ urgenza dell’ angoscia, ma anche la capacità  di reazione della creatività , un momento inaridita, subito dopo rinata.

Kubin aveva scoperto l’ antidoto alla sua instabilità  in quella che sarebbe stata la vera fonte di tutte le ispirazioni future : "Mi venne l’ idea di fissare in immagini il sogno, come si rispecchia ancora nella memoria immediatamente dopo il risveglio. I sogni notturni e anche i cosidetti sogni diurni, o a occhi aperti, erano per me da anni come una ricca miniera i cui tesori artistici aspettavano ancora il minatore adatto : ed io volevo esserlo".
Pre-espressionista e pre-surrealista è definita l’ opera dalla critica, dove sono i pre ad avere valore dato che delineano l’ autore come anticipatore e battistrada.
Anche le deduzioni sul significato del titolo del libro sono interessanti : "L’ altra parte dell’ esistenza è esattamente il rovescio del mondo di ieri"; ancora "L’ altra parte, secondo una
leggenda narrata da Martin Buber, è quella dei nemici di Israele che tengono occupata la Terra Santa, la quale appartiene di pieno diritto ad ogni ebreo". (1)
Pensate, sono parole di cent’ anni fa ! Kubin non era ebreo e forse quest’ ultima interpretazione è tendenziosa, certo è incredibile coincidenza tra il mondo di ieri e il mondo di oggi.
L’ altra parte poi, è anche vista come metafora della fine dell’ impero asburgico : "E’ un libro terribile e profetico. La distruzione della città  e del regno immaginario, in un crescendo di incubi apocalittici, preannuncia di pochi anni la guerra del 1914 e l’ inizio del crollo della vecchia civiltà  europea". (2)
Karl Kraus scriveva : "La civiltà  austriaca è stata, tra gli ultimi anni del secolo scorso e l’ Anschluss del 1938, una stazione metereologica della fine del mondo". E Kubin stesso aveva chiara la percezione che la sua arte era influenzata dal senso di finis Austriae e lui parte attiva in questo processo; in una lettera a Ernst Junger, scritta nel 1938, lo dice chiaramente : "Sembra che io sia una sorta di becchino della vecchia Austria reale e imperiale". (3)

Kubin pittore non è pittore, ma disegnatore e illustratore, autore di migliaia di disegni. Il disegno al tratto, anzi a tratto di matita o di pennino, la tempera, l’ acquarello sono le forme che sceglierà , da subito, e che via via perfezionerà  fino a renderle essenziali. Le uniche in grado di proporre in sintesi le immagini di disperazione, brutalità , necrofilia, amore e morte che i suoi sogni generavano. Il massimo di realismo per esprimere il simbolismo più estremo.
Kubin fa risalire a Max Klinger (1857-1920), pittore e scultore simbolista tedesco, la prima suggestione del suo stile. Il ciclo di acqueforti su Il ritrovamento del guanto lo fanno fremere di piacere : "Mi si rivelerà  qui un’ arte tutta nuova, che offriva la possibilità  di esprimere in rapidi tratti suggestivi tutte le sensazioni possibili".
Dopo Klinger, Goya, Rops, Redon e Munch : "Munch lo conobbi personalmente. Era un uomo difficile da avvicinare, un solitario che solo dopo un’ abbondante bevuta si accostava cordialmente agli altri; ma mi attirava proprio per questo". E Paul Klee, di cui diviene amico : "Scambiai spesso con lui cartoline disegnate da noi stessi; uomo serio e silenzioso".
Le raccolte di cartelle di Kubin (qui se ne citano alcune tra le tante) portano nomi come La danza dei morti (1918); Terra di sogno (1922); Mondo intimo (1927); Orbis Pictus (1930); Fantasie nella foresta boema (1951). Sono tutti nomi indicativi del percorso lineare dell’ autore che, una volta entrato nella ricca miniera dei sogni, non ne è uscito più.
Altrettanto ampia è la bibliografia di Kubin illustratore – il maggiore tra i mitteleuropei – delle più diverse opere letterarie : di Poe, Gerard de Nerval, E.T.A. Hoffmann, Barbey d’ Aurevilly, Dostoiewskij, Balzac, Voltaire, Jean Paul, Hofmannsthal, Strindberg, Canetti.

Possiamo chiudere questo articolo con la citazione di un testo di Giacomo Debenedetti. E’ tratto dalla prefazione al libro Demoni e visioni notturne pubblicato dal Saggiatore nella ‘Biblioteca delle Silerchie’ : "Kubin, attraverso tutti i suoi disegni, le sue tempere, le sue illustrazioni, finisce in realtà  coll’ illustrare un solo, inquietantissimo testo : la storia di una generazione destinata a scontrarsi, in un misto di atavico terrore e inaudita lucidità , col caos, i mostri, le rivelazioni informi o sublimi della psiche….nessun dubbio che Kubin si sia accorto di aver vissuto nell’ età  di Freud e abbia imparato a chiamare onirico il proprio mondo".

 

 

Note

(1) Citato da Ladislao Mittner, Storia della letteratura tedesca, vol. III, tomo I, Einaudi, Torino, 1971.
(2) R. Calasso risvolto di copertina di L’ Altra Parte, Milano, Adelphi, 1982.
(3) Corrispondenza A. Kubin – E. Junger in Vienne 1880-1938, L’apocalypse joyeuse, Paris, Editions du Centre George Pompidou, 1986.

 

 
  

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