Non ho letto i libri di Ridolfi, fra i quali, le ben note biografie di Savonarola o Guicciardini e altro, motivo per cui mi trovo a partire dalla fine senza conoscere l’inizio.
Da un piccolo libretto Sansoni, Addio alla Baronta, del 1985. Contiene alcuni dei suoi elzeviri usciti sulla terza pagina del «Corriere della Sera», pezzi che pare scrivesse dopo aver cercato nel dizionario una parola a caso come pretesto-motivo per poi comporre il testo.
Quel che accomuna le pagine di questo libro è una certa “aria della fine”, un’atmosfera da chiusura della fiera. Lo scrittore è anziano, e sta perdendo – con coscienza del fatto che il dramma stia avvenendo – la vista. Si tratta dunque di un consapevole congedo dai libri e dalla scrittura, anticamera di un congedo dal mondo. Ma anche del congedo dalla vita si tratta: la Baronta del titolo è il luogo dov’è nato e cresciuto. Il Ridolfi, lo dice espressamente, avrebbe preferito di gran lunga la sordità alla cecità, come a sancire che la parola scritta è migliore di quella parlata.
Dice di sé, magari esagerando un po’: «Finché ho potuto mi è piaciuto scrivere, mi è piaciuto leggere: mai mi è piaciuto parlare né sentir parlare».
Non sono a questi livelli ma sulla superiorità della parola scritta sulla parlata mi trova piuttosto d’accordo.
@Massimiliano Varnai
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