Fondato nel 1995 con l’intento di promuovere il libro antico in rete, Maremagnum.com è, ad oggi, il più importante sito italiano per la ricerca di libri antichi, usati, introvabili e fuori catalogo. Il nostro obiettivo è farti trovare quello che pensi sia introvabile! Su Maremagnum.com hai la possibilità di effettuare una ricerca tra oltre 10 milioni di libri, stampe, fumetti, periodici, autografi e tanto altro ancora. Amore per il libro e sete di conoscenza sono gli ingredienti con i quali lavoriamo tutti i giorni.

Speciale Metafisica della Biblioteca

Biblioteche di ieri, di oggi, di domani

Presupposti teorici e condizionamenti pratici

di Giorgio Montecchi

articolo tratto da e per gentile concessione di «la Biblioteca di via Senato», mensile di Bibliofilia e storia delle idee, (ottobre 2019)

Le biblioteche vanno certamente annoverate fra le istituzioni culturali più longeve. Alcune di esse hanno continuato nel silenzio a conservare libri e a offrirli in lettura per decine, per centinaia e, in alcuni casi, per migliaia di anni. Del resto, sopravvivere alla generazione che le ha viste sorgere è la vocazione che accomuna quasi tutte le biblioteche. Tant’è vero che nel corso dei secoli la custodia dei libri fu di solito affidata a istituzioni chiamate, per se stesse, a durare nel tempo. La Chiesa, ad esempio, destinata secondo i suoi fedeli a raggiungere e a varcare le soglie all’eternità, si è mostrata nella sua lunga vita certamente più longeva degli imperi e delle nazioni di cui sono pieni i manuali di storia e che spesso essa ha accompagnato nella loro ascesa e nella loro decadenza prima di vederli scomparire quasi senza lasciare tracce se non, il più delle volte, lunghe scie di distruzione e di morte. Essa inoltre fu, dall’età antica e per tutto il Medioevo, l’unica istituzione in grado di garantire in Europa, per oltre un migliaio di anni, la conservazione e la trasmissione dei libri, sia di quelli ereditati dall’antichità classica e cristiana sia di quelli che i contemporanei, in gran parte essi stessi uomini di chiesa, andavano mettendo con molta parsimonia in circolazione.

Anche in seguito, quando erano ormai sorte nuove istituzioni culturali, come le Università o nuove compagini statali interessate ai libri e alla loro lettura come, ad esempio, le corti signorili, la funzione di tenere libri a uso dei cittadini continuò a rimanere, come in precedenza, appannaggio quasi esclusivo delle sedi vescovili, dei monasteri e dei conventi. Due soli esempi. A Bologna la biblioteca conventuale di San Domenico rimase il luogo privilegiato in cui i docenti universitari di diritto lasciavano abitualmente i loro libri quando intendevano farne parte agli altri studiosi della città. A Firenze, nel primo fiorire del Rinascimento, Cosimo de’ Medici, rientrato dall’esilio veneziano, fece aprire in favore degli studi la biblioteca del convento domenicano di San Marco con i libri umanistici lasciati da Niccolò Niccoli. La durata nel tempo, una delle caratteristiche fondamentali di ogni biblioteca storica, non va collegata, come spesso si pensa, al bisogno autoreferenziale di conservazione quanto piuttosto alla necessità di estendere l’uso pubblico dei libri, oltre che ai contemporanei anche ai posteri. Non si oppone alla dimensione cosiddetta orizzontale, quella cioè che apre la biblioteca all’uso di tutti i cittadini senza limitazioni, ma predispone le condizioni affinché, nella dimensione verticale, ne possano fruire anche nuove generazioni di studiosi e di lettori. Del resto sappiamo che l’uso pubblico dei libri fu sempre considerato, sotto ogni cielo, il fine fondamentale delle biblioteche.

Già nei due primi trattati di Biblioteconomia, sia in quello pubblicato a Parigi nel 1627 da uno spirito libero come Gabriel Naudé (1600-1653), sia in quello che nel 1635 diede alle stampe a Lione il devoto gesuita Claude Clément (1596-1643), gli autori ponevano alla base della loro concezione della vita di una biblioteca l’uso pubblico dei libri: di questo erano entrambi convintissimi. Se questo è assodato da almeno una trentina di anni per l’Advis pour dresser une bibliothèque del primo, dobbiamo qui spendere alcune parole in più per il secondo. Il trattato su Musei, sive Bibliothecæ tam privatae quam publicae extructio, instructio, cura, usus di Claude Clément, oggi poco noto ma allora certamente molto più diffuso e studiato dell’Advis di Gabriel Naudé grazie alla sua massiccia presenza nei collegi e nelle scuole dei Gesuiti, poggiava le limitazioni alla circolazione dei libri in biblioteca proprio sul loro uso pubblico, partendo dall’assunto che «il primo fine della costruzione di biblioteche è l’utilitas publica» (Clément, Musei, cit., p. 2).

Gabriel Naudé partiva dalla contemplazione della natura, in cui si annidano cose buone e cattive, tra le quali spetta all’uomo scegliere quanto gli conviene. Scrive a pagina 24 dell’Advis che le biblioteche sono da paragonare al prato di Seneca, in cui ciascun animale trova ciò che gli è proprio: «in uno stesso prato il bue cerca l’erba, il cane la lepre e la cicogna le lucertole» (Seneca, Epistole, lettera n. 108). Claude Clément, appoggiava invece le sue argomentazioni non sull’ambiente naturale ma sulla città, costruita dagli uomini e da essi ordinata. «Ogni città ben governata si regge su due cose, il premio e la pena. I sapienti hanno stabilito che ciò deve avvenire anche nella repubblica delle lettere. Per questo sono state costruite carceri e sono stati innalzati roghi: affinché alcuni libri siano tenuti chiusi e non girino liberamente; altri invece, affatto pessimi, siano completamente annientati e se ne vadano in fumo e cenere» (Clément, Musei, cit., p. 432).

Il riferimento al mondo naturale, con tutte le sue fragilità ma creato dal Buon Dio, consentiva a Gabriel Naudé di lasciare ogni tipo di libro in biblioteca a disposizione dei lettori. Mentre il riferimento alla città terrena costruita dagli uomini, macchiati come ben sa ogni buon gesuita dal peccato originale, spinse Claude Clément a prevenire ogni tentazione e a sradicare, all’origine, ogni occasione di trasgressione: s’incarceravano e si bruciavano libri per non giungere, pare, alla necessità di dover in seguito incarcerare e bruciare uomini. Anche questo, nell’età della Controriforma, in nome dell’utilitas publica.

[continua]

Clicca su “Continua” per leggere l’intero articolo





BOX

Abbonamento a «la Biblioteca di via Senato»
mensile di bibliofilia e storia delle idee
Italia: 50 euro, annuale (undici numeri) – Estero: 60 euro, annuale (undici numeri)
Il pagamento può essere effettuato tramite bonifico bancario, sul conto corrente: IT67G0760101600001031448721
intestato a: Fondazione Biblioteca di via Senato
Una volta effettuato il pagamento comunicare i propri dati, comprensivi di indirizzo e codice fiscale, a: segreteria@bibliotecadiviasenato.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *