Wuz n. 6, novembre / dicembre 2007

Pasquale  Di Palmo

Le strade editoriali dell’ avventuroso

Comisso

 

" Giovanni Comisso, fin dal primo libretto stampato a sue spese, ebbe la certezza che occuparsi di letteratura era un lavoro che doveva esser pagato come tutti gli altri. Niente gratificazioni che non fossero anche contabili. Da qui i rapporti spesso battaglieri con editori e direttori di giornali, che avrebbero dovuto assicurargli l’ indipendenza economica in cambio degli slanci e dei capricci della sua fantasia ". Così scrive Nico Naldini a proposito di quello che considera il suo indiscusso maestro.

E’ molto difficile sbrogliare la matassa relativa alla vicenda editoriale di Giovanni Comisso. Singoli brani o racconti compaiono spesso in contesti editoriali diversi e uno stesso libro può cambiare titolo a più riprese. Non è d’ altronde questa la sede opportuna per inoltrarci in una simile complessa ricerca. Ci baseremo dunque sulle nostre personali suggestioni, un po’ come faceva lo stesso autore quando cominciava a scrivere seguendo l’ estro delle sue fantasie e regalando pagine di una freschezza, di una immediatezza davvero rare nella narrativa italiana novecentesca. Ci inoltreremo in questa girandola di titoli segnalando soltanto i libri che rivestono una particolare importanza nella storia letteraria di Comisso o per il bibliofilo.

Bisogna prima di tutto menzionare l’edizione delle Opere, stampata da Longanesi in 14 volumi tra il 1961 e il 1974. Le Opere raccolgono, spesso in forma riveduta rispetto alla lezione originale, i libri che Comisso aveva pubblicato con i più svariati editori. A volte i titoli vengono cambiati e la struttura stessa del libro conosce varie modifiche, risultando alla fine un’ opera molto differente rispetto alla prima stesura. Le Opere vennero stampate in due diverse tirature : la prima in edizione di lusso numerata in 500 copie, rilegata in pelle; la seconda in edizione venale, rilegata in tela, con sopraccoperta figurata. L’ aspetto grafico è particolarmente accattivante, anche se l’edizione venale conserva maggiormente il fascino legato al design di quegli anni.
Ricorda ancora Naldini : " All’ inizio del 1960, Comisso, Alfredo Beltrame e io partimmo per un lungo viaggio da Milano a Roma, con sosta nelle città  principali. Scopo del viaggio era promuovere presso i librai la sua Opera omnia, presentando il primo volume, Giorni di guerra. Come cerimonia finale fummo accolti al Quirinale dove Gronchi ci ricevette frettolosamente, di tarda mattina, senza offrire l’aperitivo e questo non fu mai perdonato da Comisso confermandolo nella bontà  del suo voto per il re ".
Detto questo, bisogna segnalare l’opera prima di Comisso, anzi le opere prime, in quanto le Poesie vennero stampate in una plaquette contenente un pugno di pagine curata dall’amico Arturo Martini nel 1916 presso la stamperia Zoppelli di Treviso mentre l’autore si trovava al fronte. L’ opera, riprodotta in edizione anastatica nel 1995 dalla Libreria Canova, presenta una xilografia dello stesso Martini riproducente il profilo di Comisso. Osserva Emilio Lippi nell’ introduzione alla summenzionata edizione anastatica : " Martini era stato l’artefice dell’iniziativa : sua la scelta della ‘ carta molto greve ‘ e dei caratteri goticheggianti, sua soprattutto la xilografia che ritrae ‘ con perfetta somiglianza ‘ l’amico e che costituisce tuttora il motivo di meno effimero interesse….L’opuscolo fu stampato da Zoppelli, l’editore più in vista della città , che nel 51, sotto l’ insegna delle ‘ Edizioni di Treviso-Libreria Canova ‘, avrebbe patrocinato uno dei volumi più felici dello scrittore : Le mie stagioni ".
Lippi sostiene che, forse, l’unica copia superstite è l’esemplare appartenuto a Natale Mazzolà , amico dell’ autore e raccoglitore di importanti cimeli comissiani, che, a sua volta, la donò alla Biblioteca Comunale di Treviso ( è opportuno ricordare qui le Trecento lettere di Giovanni Comisso a Maria e Natale Mazzolà , pubblicate nel 1972 dall’ Editrice Trevigiana ). Le dieci poesie confluirono, in forma rimaneggiata, nel volumetto stampato da Rebellato nel 1957 : La virtù leggendaria, che raccoglie anche brevi prose, in un’ edizione con copertina bianca, stampata in 600 esemplari, di cui 500 numerati e 100 senza numerazione.

Ma il vero esordio di Comisso si può considerare Il porto dell’ amore, pubblicato nella stamperia di Antonio Vianello di Treviso nel 1924.
Comisso aveva dunque ascoltato i consigli dell’ amico Arturo Martini che dopo la pubblicazione della plaquette poetica lo aveva invitato a essere più cauto nel rendere pubblici i propri testi : " Per ora non pubblicare, fai bene ad aspettare, anche questa è una conquista ". Il porto dell’ amore uscì in una brochure in 16°, contenente 76 pagine, molto rara sul mercato antiquario.
Nel 1928, tenendo fede ad una caratteristica che lo accompagnerà  fino alla morte, Comisso presenta il lavoro licenziato nel 1924 con un altro titolo, arricchito di tre nuovi capitoli : Al vento dell’ Adriatico esce infatti in 600 copie ( oltre a 22 in carta uso a mano ) per gli editori Ribet. Il prezzo è di 10 lire per l’ edizione numerata e di 35 per quella di lusso.
Nel 1928 dà  alle stampe anche Gente di mare, raccolta di racconti ambientati tra i pescatori di Chioggia e Sottomarina, che incontrò gli apprezzamenti di Benjamin Cremieux, Valèry Larbaud e Gabriele D’ Annunzio. Il libro uscì presso l’editore Treves e fu, a sua volta, rimaneggiato fino alla definitiva apparizione nel 1966 come IX volume delle Opere.

Questa è Parigi segna l’inizio del lungo sodalizio intellettuale con Filippo De Pisis, che illustra il volume pubblicato da Ceschina nel 1931, editore che pubblicherà  due anni dopo anche Il delitto di Fausto Diamante. Il libro su Parigi rappresenta un piccolo gioiello editoriale, con formato in 8° e contenente 162 pagine, impreziosito dall’ immagine di copertina e da 14 tavole fuori testo dell’ artista ferrarese. De Pisis illustrerà  altre opere dell’ amico Comisso : la copertina di Avventure terrene ( Vallecchi, 1935 ) e la copertina e le 6 tavole di La terra e i contadini ( Vallecchi, 1946 ) che riprende e amplia la precedente raccolta di racconti vallecchiana. Nel 1954 esce Mio sodalizio con De Pisis, pubblicato da Garzanti in un’ edizione rilegata con sopraccoperta. Il libro contiene vari ritratti fotografici del pittore e, nel controfrontespizio, la riproduzione incollata del dipinto intitolato La torre Eiffel.

Per Treves-Treccani-Tumminelli esce nel 1932 Cina-Giappone, poi accolto con il titolo Donne gentili nell’edizione longanesiana del 1958. L’ anno successivo Treves stampa Storia di un patrimonio.
Numerosi sono i libri pubblicati da Mondadori, a cominciare da Giorni di guerra del 1930. Si tratta di uno dei più bei libri scritti sulla Grande Guerra. Conoscerà  ulteriori rivisitazioni da parte dell’ autore ( nel 1952 appare, sempre per Mondadori, la seconda edizione accresciuta ).
Ricordiamo inoltre Il generale Tommaso Salsa e le sue campagne
coloniali
, sia in edizione rilegata che in brossura ( 1935 ); il romanzo I due compagni ( 1936 ), ispirato alle vicende dei due amici artisti Arturo Martini e Gino Rossi; Felicità  dopo la noia ( 1940 e, in edizione accresciuta, 1958 ); Un inganno d’amore. La ricchezza di Mario ( 1942 ), poi in edizione accresciuta con il nuovo titolo di Un inganno d’ amore e altri racconti ( 1953 ); La favorita ( 1945 ) che riprende e amplia il precedente L’ italiano errante per l’ Italia, originariamente pubblicato dai Fratelli Parenti nel 1937; il romanzo Capriccio e illusione ( 1947 ); i racconti di Un gatto attraversa la strada ( 1954 ).

Nel 1951 le Edizioni di Treviso-Libreria Canova stampano in 700 esemplari Le mie stagioni che uscirà  lo stesso anno in edizione garzantiana arricchita da 17 illustrazioni. Presso Garzanti vede la luce anche Viaggi felici, in edizione aumentata con lo stesso titolo per Longanesi nel 1966. E proprio Longanesi costituirà  per lo scrittore trevigiano l’ editore ideale, considerato che, prima di intraprendere la succitata collezione delle opere, pubblica alcuni dei suoi libri più significativi, a cominciare da quello che è unanimamente considerato il suo capolavoro : La mia casa di campagna esce infatti nel 1958 nella collana ‘ La gaja scienza ‘ e ricorda molto da vicino la grafica che caratterizza le ‘ Opere di Giovanni Comisso ‘. Delle pubblicazioni longanesiane ricordiamo Amori d’ Oriente ( 1949 ), Le satire italiane     ( 1960 ), La donna del lago ( 1962 ), Cribol ( 1964 ), Attraverso il tempo ( 1968 ), oltre ai libri postumi Diario ( 1969 ), Il sereno dopo la nebbia (1974) , Veneto felice (1982), Caro Toni (1983),  Vita nel tempo ( 1989 ). Longanesi è anche l’editore di Una donna al giorno (1949), libro firmato con il nome  Luigi Figallo, sorta di factotum di Comisso che funge all’occorrenza da autista e segretario e che ispira le vicende rocambolesche del protagonista del romanzo, sequestrato all’ epoca per i suoi contenuti palesemente osceni.
Oltre a qualche altro titolo come Approdo in Grecia o Busta chiusa, pubblicati rispettivamente dalle edizioni Leonardo da Vinci nel 1954 e da Nuova Accademia nel 1965, non bisogna dimenticare alcuni volumi curati da Comisso come Gli agenti veneziani nel Settecento e La storia della mia vita di Giacomo Casanova, editi rispettivamente da Bompiani e da Longanesi nel 1941 e nel 1958.

Scriveva Guido Piovene : " Comisso è soprattutto uno scrittore di racconti o di avventure successive, il cui legame principale consiste nel loro apparire una dopo l’ altra nel tempo. Nei romanzi, le parti sicuramente buone sono quelle che hanno le stesse qualità . Più che ‘ narrare ‘ gli si adatta il verbo ‘raccontare’; sfoglia la propria vita ( suoi sentimenti, cose viste, cose inventate ) come un seguito di illustrazioni. Ricorda un po’ quegli orientali che fanno passare sotto le dita le sfere di una corona; a ogni sfera, un racconto. Tutto si presenta alla pari sotto le dita che lo palpano e poi passano oltre. E non perchè sia uno scrittore freddo, staccato, indifferente. E’ pittosto il contrario. Partecipa e risponde sempre, infallibilmente coi sensi, qualche volta col cuore. Passano sotto quelle dita estasi paesaggistiche, sfoghi sentimentali, osservazioni psicologiche, spesso molto sottili, pause di riflessione. Sente di volta in volta, intensamente, l’amicizia, la pietà  per il disgraziato, simpatia e antipatia, amore e odio, indignazione, rimorsi, apprensioni superstiziose. Ha il gusto del viaggiare e ce lo comunica; ci porta dentro, con amore, nella vita bizzarra, conviviale della provincia, nella misantropia che vi si occulta, tra il popolo delle campagne. Ha una sua filosofia vissuta, che è quella dei proverbi, della saggezza atavica, dell’umanismo provinciale, in cui si specchiano le sue attrazioni e le sue ripulse; essa prende anche un aspetto polemico, contro ‘ il pensiero ‘ che ‘ falsifica ‘ o rende esclusivi e violenti, contro tutto ciò che non è ‘ vero ‘, classico, ‘ naturale ‘, radicato nei semplici istinti e sentimenti umani. La sua filosofia, venuta a galla col passaggio degli anni, è il senso della verità  ritrovata facendosi parte della natura, devoto ai suoi cicli creativi. La tastiera è dunque completa ".
E’ possibile esprimersi meglio ?

Riferimenti bibliografici essenziali

Nico Naldini, Vita di Giovanni Comisso, Torino, Einaudi, 1985
Album Comisso, a cura di Nico Naldini, con la collaborazione di Cino Boccazzi, Vicenza, Neri Pozza, 1995.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *