La maggioranza di quanti conoscono il nome di Gian Carlo Fusco lo associano ai suoi due romanzi più noti, quelli pubblicati da Einaudi, Duri a Marsiglia, Le rose del ventennio, che mi pare siano persino ancora in circolazione. D’altronde però, non scopro certo io che fu anche un giornalista di spicco. E intellettuale “indipendente”, passatemi il termine, dalla vita picaresca (scrisse a questo proposito una sua biografia Dario Bigli, L’incantatore, Avagliano 2005).

Leggo una raccolta dei suoi pezzi, La colonna. La rubrica giornalistica più caustica e umoristica di un’Italia che cambia (1958-1963), Baldini e Castoldi 2003 (libro, guarda caso, già fuori catalogo e attualmente non presente su MareMagnum: vigilare!).

Sono pezzi da maestro, va detto. Lo spunto è il più delle volte una notiziola, la nascita di una federazione nazionale dei costruttori di fisarmoniche che si riuniscono per far fronte comune contro la concorrenza cinese (sic! Siamo nel 1958); oppure una gara fra i due mari, caciucco contro brodetto, Tirreno contro Adriatico, solennemente organizzata alla fiera di Ancona nel 1958, che è argomento del pezzo intitolato “Guerra di zuppe”. Una notiziola, che con tre-quattro abili tocchi diventa un pezzo di letteratura, degno, sia pure per lo spazio breve di un lampo, di un brano di alta letteratura. Arpino definì il suo piglio come volutamente e a volte bimbescamente canagliesco.

@Massimiliano Varnai