C’è un piccolo irrequieto fermento intorno agli scritti di Scialoja, in proporzione forse, più che intorno alle sue opere d’arte. Le poesie innanzi tutto, che resistono al tempo – cosa rara – ma anche le prose, come questo Giornale di pittura, edito dagli Editori Riuniti nel 1991, arricchito da una nota di Dorfles e già introvabile o trovabile ma a caro prezzo.

Mi soffermo su uno dei passaggi di poetica, di riflessione sull’arte (e sulla vita, ovviamente), datato 1955. Scialoja sta ragionando intorno all’originalità nell’arte, la volontà di essere originali, l’originalità artefatta e ricercata, autoreferenziale, quando: “La verità profonda, la realtà profonda delle cose è anonima” scrive. Ma non è un aforisma scioccante e basta, non va inteso in questo modo. Così prosegue: “ogni pittura che tocca davvero il fondo della realtà si scancella in essa; più la realtà è grande, più è di tutti, meno vi traspare il nome del pittore”. Obbliga a pensarci su.

@Massimiliano Varnai

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