La prima cosa che colpisce in questo libro è la copertina. L’uso inaspettato di un segmento di bianco a censurare le labbra della donna ritratta in fotografia. Il libro è Lingue tagliate, di Sergio Salvi, Rizzoli 1975, del quale mentre scrivo solo una copia è disponibile su MareMagnum.com.

Il libro è un bel documento, di cui dopo averlo sfogliato, si sente il bisogno di sapere “come è andata a finire”, anche se per avere la risposta sarebbe necessario non poco impegno e un non trascurabile lavoro di ricerca. Però vien voglia di sapere cosa sia successo a quelle lingue che il curatore si sforza di provare a salvare, attraverso un libro denuncia, redigendo uno studio articolato e una classificazione, un’attestazione di esistenza, ma anche mettendo in risalto come in Italia l’art.6 della costituzione che pure si occupa di tutelare con apposite norme le minoranze linguistiche in realtà fosse, allora, non applicato, ad eccezione di pochi casi “noti” come il Trentino Alto Adige o la Val d’Aosta.

Ovviamente, alla base della questione, insiste il suo autore, c’era un problema di repressione, di violenza, di colonizzazione o genocidio culturale, a due passi da casa nostra, solo qualche anno or sono. E John Alcorn, autore della copertina, indubbiamente incisiva anche se grazie a un solo piccolo tratto, viene da pensare ora, o era un genio, cosa possibile, o prese molto a cuore la questione.

@Massimiliano Varnai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *