Non faremo oggi un serrato e fratricida confronto fra Coco Chanel, Gaultier, Saint Loraine o Lacoste, Dior o De la Fressange. Tanto più che non sapremmo da dove cominciare. È di Anatole France che stiamo parlando fin dal titolo, prima che per nostra conclusione, citando direttamente da una fascetta che completa l’edizione de Il pozzo di Santa Chiara, s.d. ma anni Cinquanta, Ultra editore, collana Ghirlanda Romantica rara Universale, n. 2, a cura di Franco M. Stevani. La fascetta, completata da un disegno, recita così: “Il Rinascimento italiano visto dal più grande stilista francese.”

Per scrivere questo pezzo mi confronto con Felice Accame, che conosce tante cose e, fra queste, anche Anatole France. Mi dice che in effetti Rinascimento è troppo poco per l’argomento del libro, che spazia oltre questo dato momento storico, ma anche di non stupirmi del termine “stilista” e di non intenderlo – come oggi quasi esclusivamente vinee inteso – legato alla moda.

Soltanto qualche anno or sono, non ci si vergognava di dare valore e importanza allo stile letterario con cui veniva creato un testo, ai suoi rimandi, alla sua densità, alla sua eleganza. Così, stilista, per estensione, va inteso come quasi al pari di letterato.

 

@Massimiliano Varnai