Luigi Pirandello (1867-1934), scrittore e drammaturgo italiano, premio Nobel nel 1934, ha esordito con romanzi veristi, come L’esclusa, approfondendo il dramma dell’individuo isolato in una realtà che gli è estranea. Questa tematica trova la sua realizzazione più originale nel teatro, attraverso il lucido e impietoso smascheramento della relatività della condizione umana, risolto nel ribaltamento delle certezze e negli sdoppiamenti del teatro nel teatro. Fra i capolavori vanno ricordati Il fu Mattia Pascal, Così è (se vi pare) e Sei personaggi in cerca d’autore.

Nel 150esimo della nascita dell’autore agrigentino, ci imbattiamo nel bel saggio critico di Arianna Fioravanti, Una vita senza vita. Pirandello in cinquant’anni di lettere (Giulio Perrone Editore, Roma 2017), lettere, queste, raccolte in ordine cronologico e che portano sul palcoscenico della vita – quella di Pirandello – i volti di un uomo che ha regalato alla letteratura italiana una nuova chiave di lettura critica della realtà.


«Io vivo per la gioja di vedere nascere la vita dalle mie pagine, togliendola dal mio corpo […]» Così scriveva un giovanissimo Pirandello nel 1888, appena ventenne, lontanissimo ancora dalla fama internazionale che ebbe il suo riconoscimento massimo con l’assegnazione del Nobel nel 1934, due anni prima della morte.

Eppure tra l’ancora poco conosciuto poeta e “novellaro”,come si definì in una lettera del 1904 ad Angiolo Orvieto, e il grande drammaturgo in lingua nazionale, il ricorso continuo alla pagina bianca come elemento vitale rimane costante, non già nell’accezione oggi stereotipata della scrittura come pratica terapeutica, ma in quella più titanica di un flusso, un fiume da alimentare senza riserve con la propria vita, anche a costo di rimanerne senza. Così, nei cinquant’anni che vanno dal 1886 al 1936, Luigi Pirandello riversa in centinaia di lettere la sua biografia, regalandoci un autoritratto vivissimo delle sue vicende artistiche e familiari, dagli spostamenti giovanili tra Palermo, Roma e Bonn agli esili volontari a Berlino prima e Parigi poi, passando per il matrimonio tormentato con Maria Antonietta Portolano e l’amore infelice per la musa Marta Abba.

Arianna Fioravanti si è laureata con lode in Letteratura contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 2016 ha ottenuto nello stesso Ateneo il Dottorato di ricerca in Italianistica discutendo una tesi sull’epistolario di Luigi Pirandello. Oltre a interessarsi di drammaturgia insegna italiano agli stranieri.

Arianna Fioravanti, Una vita senza vita. Pirandello in cinquant’anni di lettere
Collana “SagUni” | 450 pp. | 22 euro | Isbn: 978-88-6004-448-8