Una cosa che ho sempre amato del bibliofilo, di un certo bibliofilo, è che si lascia incantare da un argomento del quale, prima di incontrarlo in un libro, poco sapeva o nulla. Poi ci si affeziona e per giorni non si occupa che di provare a capire. E se il libro che tutto ciò ha mosso non gli bastasse, allora va in cerca di altri, tutto ringalluzzito di avere un nuovo filone d’indagine. Il bibliofilo, diciamolo, è facile all’innamoramento.

Così è parlando con un caro amico che sono finito anche io nella seducente rete di questo La parlata giudeo-veneziana, di Paolo Zolli e Umberto Fortis, Carucci 1979.

Un libro solido, con un lungo inizio che si occupa dell’argomento da un punto di vista glottologico e che prosegue con altre trecento pagine di voci lessicali a dir poco spassose. Una raccolta di termini e detti – come si può immaginare curioso impasto di ebraico e veneziano, per l’appunto – in ordine alfabetico, ben spiegate e documentate.

Ma non vi faccio esempi: se conosco i miei lettori, bibliofili come vi immagino, preferite andare in cerca voi di questo libro e mettervi a leggerlo, per scoprire da soli, secondo i vostri tempi, in quali mille modi il singolo termine ebraico sia virato nel veneziano o viceversa, e tutte quante le sue fantastiche peripezie nel mutare forma.

@Massimiliano Varnai