Wuz n. 1, gennaio-febbraio 2007

 

Hilarius Moosbrugger

 

La Hogarth Press, ovvero

Virginia & Leonard SpA

 

 

 

Una delle più note e, dal punto di vista letterario, delle più raffinate case editrici inglesi, The Hogarth Press, nacque come empirica cura alla nevrosi della più famosa scrittrice inglese del Novecento, Virginia Woolf.
Il primo accenno al progetto è del 25 gennaio 1915. Era il giorno del compleanno della Woolf e lei stessa lo ricorda  "Seduti al tè, da Buszard’s Tea Rooms in Oxford Street, facemmo tre propositi : confermare l’ affitto della nuova casa – Hogarth House – ; acquistare un’ apparecchiatura per stampar libri; prendere un cane per noi, un bull dog, e chiamarlo John". (1)
Il "noi" è riferito a sé e al marito Leonard. Virginia aveva 33 anni, essendo nata nel 1882 a Londra. Il padre, sir Leslie Stephen, era autore, critico letterario, editore. La famiglia, di classe alto borghese, vittoriana ma già  allora allargata, era composta da quattro figli Stephen – due maschi e due femmine – e da altri tre che la madre, Julia Duckworth, aveva avuto da un precedente matrimonio.

Bella, colta, ipersensibile, Virginia Stephen aveva cominciato a scrivere collaborando al "Times Litterary Supplement" nel 1905. La sua instabilità  nervosa era già  acuta, conseguente a shock esistenziali e sessuali, subiti nella prima giovinezza. Nel 1912 aveva accettato di sposare Leonard Woolf, amico dei suoi fratelli, ebreo, università  a Cambridge, "civil servant" per sette anni a Ceylon, scrittore politico di tendenza socialista e uno degli iniziatori del gruppo di Bloomsbury.

E’ inevitabile che la personalità  di Virginia Woolf occupi il primo posto nell’ impresa editoriale che il marito e lei impostarono. Ma i ruoli andrebbero rovesciati. Perchè fu Leonard che ebbe l’ idea, progettò l’ avvio e mise in atto l’ operazione per gli anni a seguire. La motivazione principale fu, come s’è detto, trovare un’ occupazione che attenuasse la tensione psichica che Virginia accumulava, e che diventava quasi spasmodica nei periodi di concezione e poi di scrittura dei suoi romanzi. Leonard Woolf riteneva che un lavoro artigianale, addirittura manuale, potesse calmare l’ ansia della moglie, evitando il suo continuo identificarsi con le storie e i personaggi che immaginava, quasi un transfert totale nel clima dei suoi racconti.
La sequenza degli avvenimenti che preludono al via effettivo è tutta databile al biennio 1916-’17. Dopo il proposito fatto il gennaio 1915, Virginia Woolf subì una crisi depressiva molto forte. Furono i dubbi e le insicurezze coincidenti con l’ uscita del suo primo romanzo, The voyage out, pubblicato nello stesso anno da Duckworth, a provocarla e a causare una pausa inevitabile di tutti i progetti.

Alla fine del 1916, in ripresa dopo la malattia, i coniugi Woolf decisero che avrebbero imparato a stampare e cercarono chi potesse istruirli. Scoprirono che il meccanismo delle arti e mestieri non s’ era  evoluto molto dal medioevo in poi. Due persone di mezza età  non avevano possibilità  alcuna di partecipare a una scuola di avviamento. Furono rifiutati dalla St. Bride’s school of printing con la motivazione che solo giovani apprendisti, iscritti al sindacato degli stampatori, potevano essere iniziati. La corporazione era a numero chiuso e difendeva i suoi privilegi.
Leonard tentò la strada diretta e privata. Nel marzo del 1917 si rivolse a un produttore che vendeva macchinari per stampatori. Trovò ascolto e anche una certa simpatia. Acquistò una piccola macchina a mano, una scelta di caratteri, un telaio per impaginare, un libretto di istruzione per le operazioni. Il tutto al costo di 19 sterline, 5 scellini, 5 pences. Portata a casa, la macchina fu posizionata nella stanza da pranzo e l’ avventura cominciò. La Hogarth Press era nata.
Il nome venne d’ acchito, era quello della casa dove abitavano, a Richmond, nei sobborghi di Londra. Non aveva legami con il famoso disegnatore settecentesco. Era una casa di origine aristocratica, ma relativamente povera. Ai coniugi Woolf piaceva molto e, d’ impulso, usarono il nome per la loro casa editrice.

Il primo libro della Hogarth, Two Stories, fu una ‘plaquette’ più che un volume. Raccolse in 32 pagine due racconti di Virginia e Leonard, rispettivamente The Mark on the Wall e Three Jews e venne illustrato da quattro xilografie di Dora Carrington, giovane pittrice amica di Lytton Strachey.
Il frontespizio portava il sottotitolo "Due storie scritte e stampate da V.W. e L.W". In alto una piccola scritta "Pubblicazione n.1", a piè di pagina il marchio "The Hogarth Press, Richmond 1917". Ne furono stampate 150 copie, legate a mano con copertine di carta speciale. Le carte delle legature costituirono da subito una caratteristica estetica distintiva. Gli editori in erba misero molta cura a cercare carte vivaci e colorate per le copertine, carte giapponesi, cecoslovacche, marmorizzate francesi, lanciando una moda che venne poi seguita e diffusa.

Anche l’ approccio commerciale fu particolare. Fu scelta una distribuzione ad personam, ottenuta tramite una circolare che spiegava l’ iniziativa e proponeva di sottoscrivere, al prezzo di 1 scellino e 6 pences, non solo la prima proposta, ma anche quelle successive. Si potevano prenotare tutte le pubblicazioni previste o scegliere i titoli al loro apparire. Più artigianale e ‘a mano’ di così !
Il libretto fu pronto all’ inizio di luglio. Alla fine del mese avevano venduta tutta l’ edizione. Il costo fu 3 sterline e 7 scellini, il ricavato 10 sterline, 8 scellini, profitto netto 7 sterline, 1 scellino, niente tasse.
I sottoscrittori erano in parte amici, in parte sconosciuti. Benchè Leonard Woolf abbia sempre sostenuto la non dipendenza dal nome di Virginia, già  conosciuta e affermata, è ovvio che il contrario sembra probabile. Tra i primi a comperare : William Rothestein, Sidney Webb, Bernard Shaw e Katherine Mansfield.

Proprio Katherine Mansfield divenne il secondo autore della Hogarth Press. Presentata da Lytton Strachey, la scrittrice neozelandese era ancora poco nota. La relazione tra lei e Virginia Woolf era ambivalente, ammirazione e gelosia, complicità  e conflitto. La Hogarth ottenne Prelude dalla Mansfield, una short-long story ridotta e migliorata rispetto a una precedente stesura – titolo The Aloe – mai pubblicata.
Prelude, un libro di 68 pagine, stampato in 300 copie, uscì nel luglio 1918. La sua stampa segnò una prima svolta nella vita editoriale della Hogarth Press, perchè la composizione del testo fu fatta a casa Woolf, ma la tiratura delle pagine presso uno stampatore amico, di nome McDermott, possessore di una macchina da stampa più grande e veloce. Il lavoro manuale era sempre di Leonard, il risultato però erano quattro facciate ottenute ogni passaggio anzichè una.
A voler essere pignoli Prelude non fu il vero secondo libro della Hogarth. In mezzo si infilò un volumetto di 19 pagine, le poesie di Sidney Woolf, fratello minore di Leonard, morto in guerra in Francia nel novembre 1917. L’ edizione fu privata, poche copie tirate, regalate ad amici. E’ comunque oggi il più raro tra i libri della Hogarth,  soltanto cinque copie esistenti.

La combinazione con la stamperia di McDermott rimase una costante per la produzione delle opere che man mano uscirono negli anni tra il 1918 e il 1923. I titoli apparsi nel periodo sono indicativi della qualità  che la Hogarth Press ricercava : Kew Gardens della Woolf (1919); Poems di T.S. Eliot (1919); Story of the Syren di E.M. Foster (1920); The Waste Land di Eliot (1923); The Legend of Monte della Sibilla di Clive Bell, illustrato da Vanessa Bell e Duncan Grant (1923).
Scopo della casa editrice era esaltare il contenuto del testo, non l’ estetica dell’ edizione : "Stampiamo  libri per chi vuole leggerli, non per chi vuole possederli e basta" diceva Woolf.
Il commento è interessante, anche perchè è interessato. Nel 1917 la Hogarth Press aveva pochi o nessun concorrente tra le private presses, dopo la guerra invece ci fu una crescita spettacolare di questo settore. Molte di queste però -The Golden Cockerel, The Gregynog, The Nonesuch – si caratterizzavano per la raffinatezza tipografica più che per il lancio di nuovi autori. La loro nascita lasciò intatta l’ identità  letteraria delle edizioni Hogarth.

Qui si inserisce a proposito l’ accenno a l’ unico grande scoop mancato dalla Hogarth Press : la pubblicazione di Ulysses di James Joyce.
Nell’ aprile del 1918 la signora Harriet Shaw Weaver, editor della rivista ‘The Egoist’, scrisse chiedendo se la Hogarth fosse interessata a pubblicare un nuovo romanzo di un nuovo autore, appunto Ulysses di Joyce. Fu fissato un appuntamento, la Weaver si presentò con il manoscritto, venne osservata e giudicata da Virginia : "Inevitabilmente modesta, giudiziosa e decorosa, ben educata (come una brava gallinella), ma incompetente quanto alla sostanza". Il manoscritto fu lasciato in lettura, in una busta marrone, sopra un ripiano. Con calma i coniugi Woolf lessero i primi quattro capitoli. Il verdetto fu che Joyce non piaceva a Virginia. Anche se l’ esperimento dello stream of consciousness poteva essere interessante, non le sembrava così significativo e per di più : "Prima c’è un cane che piscia, poi c’è un uomo che caca : si può essere monotoni anche su questi argomenti". (2)
La bocciatura fu netta e il manoscritto rifiutato. Quando il libro uscì Virginia lo lesse, non lo finì e non si capacitava che Eliot giudicasse Ulysses persino più importante di Guerra e Pace.
C’è da aggiungere che, dal punto di vista pratico, probabilmente Ulysses avrebbe ucciso la Hogarth Press. Quando il romanzo fu pubblicato in Francia, nel 1922, da Sylvia Beach e dallo stampatore Darantière a Digione, l’ impegno della stampa e della revisione delle bozze, zeppe delle infinite correzioni di Joyce, prese 2000 ore di lavoro. Mai la Hogarth avrebbe potuto far fronte a un simile sforzo, con l’ organizzazione semicasalinga che aveva. Il rifiuto però, per quanto riguarda il giudizio letterario, rimane la topica maggiore della casa editrice.

Il 1924 fu un turning point per la Hogarth Press. Dopo cinque anni di attività  le edizioni non erano più solo un rifugio dalla nevrosi e quasi un passatempo in sala da pranzo, erano ormai un’ impresa commerciale avviata e profittevole.
Due furono gli avvenimenti precipui dell’ anno : l’ acquisto di una nuova macchina da stampa, non più a mano ma a pedale, e soprattutto il cambio di sede, da Richmond al numero 52 di Tavistock Square, nel centro di Londra. I coniugi Woolf tornavano a Bloomsbury.
Tavistock Square costituì la nuova sede della casa editrice e contemporaneamente la nuova casa cittadina di Leonard e Virginia. Casa e ufficio erano ben disimpegnati questa volta, due piani per i Woolf, tutto il grande seminterrato per la Hogarth. I quindici anni a venire sarebbero stati il culmine della loro impresa e della loro vita.

Il numero di persone coinvolte nella casa editrice era cresciuto di pari passo allo sviluppo delle operazioni. Oltre a Leonard e Virginia vi era uno staff di tre segretarie e un aiuto a Leonard. Questa figura di assistente creava problemi, ma procurò negli anni, risultati risolutivi. I problemi erano dovuti sia alla giovanissima età  dei candidati sia alla irascibilità  del direttore – liberale di idee, iroso di carattere, stretto di borsa -. I risultati risolutivi ci furono quando apparve alla Hogarth Press John Lehmann.
Lehmann, laureato a Cambridge, amico di Julian Bell nipote di Virginia, entrò alla Hogarth una prima volta come aiuto, durando tre anni (1931-1933), una seconda volta come socio (1938 e seguenti). Fu la persona che dette struttura e continuità  e permise un progresso impensabile se affidato alle sole forze di Leonard e Virginia.

Per fare un piccolo inciso sull’ ambiente di lavoro alla Hogarth, si può notare che il clima delle relazioni fu sempre molto serio, perfino severo e pignolo nella sostanza, ma molto casual nella forma. Sembrerebbe ideale come situazione. Non era facile però sopportare i sarcasmi della Signora, le sfuriate del marito, una tiratissima gestione del denaro e vari inconvenienti fisici, cessi puzzolenti, mura decrepite che trasudavano muffa, temperature glaciali o soffocanti a seconda delle stagioni.
John Lehmann contribuì a risolvere le difficoltà . Senza eliminare l’ eccentricità  creativa mise ordine e smoothness nel lavoro, togliendo allo stesso rempo molti pesi di dosso a Leonard Woolf.

Durante i quindici anni di cui si è parlato (1924-1939), la produzione di libri vide un incremento costante e, cosa molto rilevante, una redditività  che si moltiplicava. Il motivo era la qualità  degli autori e l’ intelligenza delle scelte d’ edizione. Virginia Woolf fu, naturalmente, il capitale maggiore. Basta scorrere l’ elenco dei suoi titoli apparsi in quegli anni per rendersene conto : The Common Reader (1924); Mrs. Dalloway (1925); To the Lighthouse (1927); Orlando (1928); A room of One’s own (1929); The Waves (1931); The Years (1932); Flush (1933); Three Guineas (1938).
Alla Woolf si aggiunsero autori come Vita Sackville-West, William Plomer, Isherwood, Auden, Bunin, Freud (13 opere presentate in edizione critica), Rilke (5 volumi tradotti per la prima volta in Inghilterra), Italo Svevo (una scelta di racconti).

La strategia editoriale si diversificò in campi diversi dalla narrativa : verso la poesia, che produsse numerosissime opere prime di autori giovani; verso l’ analisi sociale e politica che, nei ‘pamphlets’, dette un panorama delle vicende di quegli anni non solo inglese, ma mondiale : vedi, H.G. Wells, Maynard Keynes, Maurice Dobb, perfino Benito Mussolini (pubblicata la voce dell’ Enciclopedia Treccani, a lui attribuita, The political and social doctrine of Fascism).
Ovviamente la Hogarth Press non era più casalinga. Usò trenta stampatori diversi, negli anni più ricchi. Vide le tirature passare dalle 150 copie alle 3-4000 di media, con punte fino a 20.000 dei successi maggiori. Si mantenne sempre con le proprie forze, addirittura divenne fonte di ottimo profitto, permettendo vita agiata ai due soci fondatori. Per ciò che riguarda il design editoriale, venne accentuato l’ avvento delle sopraccopertine, illustrate da pittori. In questo campo l’ influenza di Roger Fry, Duncan Grant e Vanessa Bell fu determinante. In quel periodo furono realizzate 85 copertine originali, tutte a disegno, di stile post impressionista tipico di quella scuola (Omega Workshop).
E’ stato calcolato che negli anni tra il 1917 e il 1941 la Hogarth Press produsse e pubblicò 474 opere. Sessanta di queste furono proposte del maggior rilievo letterario ottenibile in quell’ epoca.

In tutto il Novecento, in tutto il mondo, non è esistita un’ altra coppia, marito e moglie, che abbia dato un contributo, nel campo dell’ edizione e della letteratura, paragonabile a quello di Leonard e Virginia Woolf. Furono originali come individui, come intellettuali, come autori, come anticipatori di modernità .
Il futuro della Hogarth Press non finì il 24 marzo 1941, quando Virginia Woolf si riempì di sassi le tasche dell’ impermeabile e si immerse per morire nel fiume Ouse. Il gesto disperato, che neppure il successo suo e della sua casa editrice poté esorcizzare, chiuse solo una storia, così particolare da essere unica.

 

 

Note

(1) The Diary of Virginia Woolf, The Hogarth Press, 1977, vol.I, p.28.
(2) The Letters of Virginia Woolf, The Hogarth Press, 1976, lettera a Lytton Strachey dell’ aprile 1918.

 

Questo articolo è basato su : J.H. Willis Jr, Leonard and Virginia Woolf as Publishers, Charlottesville (USA), University Press of Virginia, 1992; Leonard Woolf, Beginning again, The Hogarth Press, 1971; John Lehmann, Virginia Woolf and her world, Harcourt Brace Jovanovich, 1975; Richard Kennedy, A boy at the Hogarth Press, Penguin books, 1978.