luigi malerba
Conobbi Malerba anni fa, scambiammo due parole in occasione di un premio nel quale entrambi eravamo premiati (io come giovane, lui come Malerba). Ad oggi ancora non mi è chiaro se si sia giunti a raccogliere le sue opere come meriterebbero, ho il sentore che sia sottovalutato, anche dai sempre attenti bibliofili del Novecento. Se così è, ci saranno dei motivi, e forse il tempo avrà ancora modo di fare il suo mestiere e rimettere le cose a posto.
Questo Il pataffio, che meritatamente negli anni è stato ripubblicato prima da Einaudi e poi recentemente dalla Quodlibet, è un libro degno di nota, indubbiamente, potente e disordinato, maccheronico e licenzioso. Ma la prima edizione, la Bompiani 1978, è facilmente reperibile e acquistabile al prezzo di un romanzo nuovo di libreria.
Nel risvolto sinistro, una bella foto in bianco e nero di un allora maturo, disinvolto e sorridente Malerba, con la sigaretta fra le dita, tenuta un po’ come una bacchetta magica, o un po’ come una penna, altrettanto magica, nell’atto di precisare una parola appena proferita.

 

@Massimiliano Varnai

 

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