“Codardi di tutto il mondo, unitevi” – si legge nella breve prefazione, firmata un “Codardo che non si firma per prudenza”. Ora, bisognerebbe vedere se il termine originario inglese contenga tutto il negativo che contiene, storicamente, il termine italiano. Marchio d’infamia, anche nell’araldica, il cane con la coda fra le gambe.

Nella suddetta prefazione al Manuale di autodifesa per codardi, Bompiani 1969, di Alice McGrath, illustrazioni di Chris Jenkyns si parla invece di tecniche di non violenza, e si dice che il libretto si colloca nel contesto della scelta radicale fra violenza e non violenza. Ecco dunque che la questione si fa più spinosa, nonostante il nostro libretto sia volutamente ironico e leggero. Il problema del codardo – sempre secondo questo Manuale – non è sopraffare, quanto piuttosto non farsi sopraffare.

All’interno, il libro si sviluppa per vignette, le quali illustrano le tecniche più sopraffine per evitare una lotta: dal fingersi svenuto, a fare azioni diversive, al ricorrere a una risata isterica, all’afflosciarsi come un manichino quando l’altro ti prende per il bavero.

Come diceva un vecchio amico toscano – non so dire se la frase sia sua o se sia un proverbio o una nota di vita tramandata, “meglio ave’ paura che buscalle”.

Uno dei libri della Collana “Amletica leggera”, gran bel titolo – di Umberto Eco – per una Collana.

@Massimiliano Varnai