Appena terminato il romanzo e, resistendo alla tentazione di scofanarmi la tavoletta di cioccolato che ho nella credenza,vi porto a Milano o, per meglio dire, vi porto a Cacao City, romanzo di Antonietta Usardi, edito da Dalia Edizioni che propone un utilizzo del cioccolato molto particolare e diverso dal solito… 

Il tuo romanzo contiene molti aspetti veramente peculiari, che denotano una fervida immaginazione, dal cacao come stupefacente con tanto di traffici illeciti, alla scelta dei nomi dei personaggi fino all’ideazione del lavoro di Delizia: distributrice di abbracci… come li hai scelti e inventati?

 Tanto cacao naturalmente… Scherzi a parte, l’idea che percorre tutto il romanzo è esplorare la realtà, giocarci, sovvertirla ed estremizzarla fino a renderla reale… In un mondo in cui la tecnologia ci avvicina e al contempo ci tiene lontani, in cui le relazioni umane sono diventate così complicate, in cui comunque l’uomo, per sua natura, cerca un contatto, non trovo poi così difficile immaginare che qualche ufficio marketing concepisca l’idea di venderlo, questo “contatto”. Senza contare che si riflette molto più volentieri quando tutto comincia con una risata. Ridere disarma la paura e pone tutto nella giusta luce.

 La Milano che descrivi per molti aspetti è diversa da quella dell’immaginario comune che la vede caotica e inquinata; la tua Milano, a partire da Chinatown per arrivare alla meravigliosa descrizione del Cimitero Monumentale, è molto poetica, piena di verde, di venticelli freschi e sonorità della natura. E’ una tua dichiarazione d’amore per la città?

 Milano è la mia città e sceglierla come palcoscenico per il romanzo è stato come riscoprirla: le sue luci, i suoi colori, le sue abitudini, i suoi ritmi, le persone… è stato un viaggio meraviglioso. Quando si parla di Milano, le parole più ricorrenti che la descrivono sono “fashion” e “produttività”, è dagli anni del boom economico che viene propagandata l’idea della massaia operosa… anche le massaie operose, però, hanno il vestito della festa, magari chiuso nell’armadio: Milano va vissuta e scoperta, è una bellezza per viaggiatori pazienti. Non c’è stato molto da inventare in tal senso e basterebbe, per esempio, una passeggiata al Monumentale in un giorno feriale la mattina presto, per averne conferma.

 Come ti è nata l’idea di una banda di arzilli vecchietti furfanti? Così arzilli da essere più vitali dei giovani protagonisti coinvolti nel romanzo!

 Sarà che l’età che avanza, sarà che ci sono ben pochi personaggi d’azione over 65 (e io ho una passione per questo genere di cause perse), sarà che sono destinati a diventare una fascia sempre più consistente della popolazione, in quest’universo sovvertito di Cacao City non potevano essere che loro i protagonisti. Inoltre, è stato molto divertente e stimolante trovare il modo di conciliare lo stereotipo del personaggio d’azione con l’ età reale di Belinda e Costante e quindi con le ovvie limitazioni fisiche e i malanni ad essa connaturati.

C’è un personaggio che meglio ti rappresenta o hai messo qualcosa di tuo in ognuno di loro?

 Scrivere dà il favoloso vantaggio di potersi nascondere tra le righe. Nessuno dei personaggi mi rappresenta completamente così come in ognuno di loro c’è qualcosa di me o delle persone che conosco: qualcosa che mi piace, un’abitudine, un ricordo, un aneddoto che mi è stato raccontato… ma nulla è reale in quanto tutto poi diventa funzionale alla storia… si parte da qualcosa di noto per dargli un’altra forma e un altro ruolo.

Da dove nasce la tua passione per il genere giallo?

 Da che ricordi sono state le mie prime letture, mi è sempre piaciuto poter analizzare le trame e i percorsi di una storia, mi rendeva il leggere interessante e in questo i romanzi gialli sono fenomenali. Inoltre insegnano l’esercizio a una regola fondamentale per qualsiasi scrittore, mantenere l’attenzione del lettore viva fino all’ultima pagina. Questo, naturalmente…sperando di esserci riusciti.

@Stefania Cappelletti

Cacao City.

In una Milano distopica e contemporanea, il cacao è la droga preferita dagli anziani e spopola, fatale, in case di riposo e circoli ricreativi. Delizia, addetta agli abbracci in un megastore del centro, e suo fratello Claude, poliziotto, cercano disperatamente per la città i nonni Belinda e Costante, fuggiti da un centro di disintossicazione. Li segue Robespierre, giornalista con la vocazione del cronista d’assalto, disgraziatamente impiegato al “Gazzettino delle Buone Notizie”.
Traffici illeciti, omicidi e misteriose sparizioni: nulla è ciò che sembra sotto le oscure luci di Chinatown. Chi ha portato il cacao in città? Perché Belinda e Costante, rapinatori di professione in gioventù, sono in fuga con tutta la vecchia banda?

Cacao City

Antonietta Usardi

Dalia Edizioni