Ernesto Treccani e i libri di ‘Corrente’

Wuz, n.1, gennaio-febbraio 2003

di Hilarius Moosbrugger

Ernesto Treccani è un signore gentile. Gentile nell’aspetto, la peau fine et les traits ciselés, direbbe un francese d’altri tempi; e gentile nell’accogliermi presso la Fondazione Corrente.
Sono andato a trovarlo, tramite la cortesia di sua cognata, la signora Renata Treccani, per parlare dei libri di ‘Corrente’, importante rivista e raffinata casa editrice dei primi anni Quaranta.
Mi fa sedere in un angolo appartato di una delle tre stanze a disposizione, al riparo dai tramestii di varie signore che si prodigano in un lavoro di riassetto dei libri e delle riviste del fondo, ed è pronto a parlare dei tempi passati.
“Slanci di giovani” mi dice parlando di quegli inizi di più di sessant’anni fa, con un sorriso che ripropone a me, ma anche a se stesso, il piacere di ricordare quelle iniziative di cui è stato l’anima e che per merito suo non si perdono.
‘Corrente’ nasce come rivista, ‘Periodico mensile di letteratura, arte, politica’. Il primo numero è del 1° gennaio 1938.
Già  nel titolo intero ‘Corrente di vita giovanile’, è presente l’idea di gioventù, poi ripresa nel definire la rivista ‘foglio giovanile’, concetto che va inteso come volontà  di aprire strade fresche e innovative e dare movimento a progetti inediti sia in campo artistico che letterario.
Treccani, sessantacinque anni dopo, la ricorda allo stesso modo e certamente l’idea gli ha giovato, visto come lui stesso si mantiene giovane e lucido.

Accade spesso, se non sempre, che una rivista culturale proponga in seconda battuta le sue edizioni. Quando ‘Corrente’ prese slancio e fu distribuita in tutta Italia, l’opportunità  di affiancarle dei libri si pose subito. Insieme a Ernesto Treccani vi era una redazione composta da Raffaele de Grada, Dino del Bo, Vittorio Sereni e successivamente da Giansiro Ferrata e Duilio Morosini.
Treccani stesso in una nota del dicembre ’39 (‘Anticipi’), ipotizzava un allargamento di attività  editoriale prevedendo: “Quaderni di politica e letteratura, monografie di artisti, scelti nei limiti di una stretta e precisa necessità ”. E subito nel numero successivo, sono indicati tre primi possibili titoli: un almanacco dedicato a Milano, i lirici graci tradotti da Salvatore Quasimodo, una raccolta di disegni di Filippo de Pisis.
All’interno del gruppo di ‘Corrente’ i più tenaci sostenitori del programma d’edizione furono Duilio Morosini, Beniamino Joppolo, Mario de Micheli, Giansiro Ferrata e Luciano Anceschi.
Ma i programmi editoriali non vengono mai seguiti alla lettera e le pubblicazioni di ‘Corrente’ non uscirono nell’ordine indicato.

Il primo libro fu una monografia d’arte dedicata a Lucio Fontana. Il titolo esatto è: Lucio Fontana, 20 disegni con una prefazione di Duilio Morosini, Corrente Edizioni, 1940.
La scelta dei disegni di Fontana fu voluta per sottolineare l’originalità  dell’autore e la sua indipendenza nei confronti delle teorie estetiche del momento, del ‘monumentalismo’ tipico del regime di allora.
Il saggio di Morosini definisce chiaramente il carattere di rottura dell’arte di Fontana, chiamando a conferma le teorie di Edoardo Persico, intellettuale seguace di Gobetti, morto quattro anni prima, promotore della cultura più innovativa di quegli anni.
Il libro ha una copertina bianca, con un disegno dell’autore su fondo fucsia; è di 24 pagine con 20 tavole fuori testo; porta il finito di stampare in data 29-2-1940.

Da questa data in poi i volumi editi da ‘Corrente’ si susseguono e si diversificano in settori diversi.
Non posso descriverli tutti, farò una scelta dei più noti e famosi, poi a riassunto darò una mappa delle collane realizzate con tutti i titoli stampati, utile per informazione e per chi volesse provarsi in una collezione completa.

Due antologie liriche di ‘Corrente’ sono importanti: Lirici greci tradotti da Salvatore Quasimodo e Lirici spagnoli tradotti da Carlo Bo.
La prima raccolta è del 1940 e porta un saggio di Luciano Anceschi: “La riuscita di queste traduzioni sta, appunto, nel fatto che pur in una poetica fedeltà  al testo esse sono ormai nel libero dominio dell’interprete: esse sono poesie di Quasimodo”.
Anceschi nella sua introduzione coglieva la qualità  di quelle versioni che, pur fedeli ai versi greci, erano nei ritmi e nella scelta delle parole vera poesia, non semplicemente tradotta ma vissuta e sentita come propria.
Il libro fu di grande successo, forse il maggiore tra le edizioni di ‘Corrente’, tanto da non portare indicazioni di tiratura a differenza degli altri titoli letterari.

La seconda antologia lirica fu quella spagnola: Lirici greci tradotti da Carlo Bo, Corrente Edizioni, 1941.
Altra lingua, altro traduttore. In una recensione, apparsa su “Il Tesoretto, almanacco dello Specchio del 1942″, Alfonso Gatto era molto critico: “I lirici spagnoli di Carlo Bo, apparsi in edizione di ‘Corrente’, offrendoci il testo a fronte ci danno modo di giudicare a colpo d’occhio la piatta trasposizione in cui gli originali sono stati ridotti nella nostra lingua: di questa sembrano ignote al traduttore le risorse di profondità , di scorrevolezza, di musica, oltrechè di metri”.
La strocatura fu severa, ma la novità  di una raccolta di lirica spagnola in Italia non passò inosservata e l’edizione ebbe fortuna, con ottime vendite come già  il libro di Quasimodo. La prima tiratura fu di 800 esemplari in edizione comune e 50 esemplari fuori commercio, in edizione di lusso su carta a mano.

Luciano Anceschi fu il critico che spinse la pubblicazione del primo libro di poesia di ‘Corrente’, quello che risulta oggi il più importante e ricercato dal punto di vista bibliofilo: Frontiera di Vittorio Sereni.
Anceschi scriveva a Sereni nel 1940: “Dunque caro Vittorio, il gruppo esiste sempre e funziona; proprio qualche giorno prima che tu mi scrivessi s’era progettata con Ernesto (Treccani) una collana di poesia. E s’era detto: o Sereni ne sarà  l’iniziatore o non se ne farà  niente.
Raccogli, infine, coraggiosamente, un numero anche esiguo di composizioni – lasciamo a te la scelta – e mandale a Ernesto e a me. Saranno edite in veste semplice e degna”, (lettera pubblicata in Vittorio Sereni, Poesie, edizione critica a cura di Dante Isella, Milano, 1995).
Il libro uscì come Frontiera, di Vittorio Sereni, Corrente Edizioni, 1941; tiratura di 300 esemplari numerati, più 20 esemplari fuori commercio in edizione di lusso (I-XX) con una pagina autografa dell’autore e 30 esemplari destinati alla stampa; sottile libretto con copertina marrone con un disegno di Renato Birolli.
Sempre Gatto, nella recensione del 1942 su ‘ ‘Tesoretto’ scriveva: “Frontiera di Vittorio Sereni, edito da ‘Corrente’, è stato il più bel libro di poesia in prima edizione apparso quest’anno”. E Sereni stesso nella riedizione Vallecchi del 1942, apparsa con nuovo titolo Poesie: “Il titolo è generico e antologico rispetto all’altro, diletto ma troppo preciso”.
L’edizione originale di Frontiera ha avuto in questi ultimi anni una fortuna crescente dal punto di vista bibliofilo, raggiungendo quotazioni di notevole livello nei cataloghi o nelle mostre di maggior prestigio.

Meno famoso è il secondo libro di poesia di ‘Corrente’, Carte Segrete di Scipione. Fu pubblicato nel 1942, a cura di Enrico Falqui, in una tiratura di 500 esemplari, con un autoritratto di Scipione opposto al frontespizio. E’ un’edizione solo in parte originale dato che riprende nove poesie già  pubblicate da Scheiwiller nel 1938 con il titolo Le civette gridano.
Falqui, nella prefazione, dice: “Tutto di Scipione fu in lui radicato nel profondo e dal profondo trasse giusto nutrimento… una vita a capofitto… un’arte che fece presto a serrarsi nella sua pungente perfezione”.

Il libro più noto di ‘Corrente’ e, a mio parere, il più affascinante è un almanacco: La luna nel Corso. Pagine milanesi raccolte da Luciano Anceschi, Giansiro Ferrata, Giorgio Labò, Ernesto Treccani, Milano, 1941. Volume di 470 pagine, rilegato, con la copertina disegnata da Leo Longanesi. E’ il più bell’almanacco dedicato a Milano.
Il Corso è corso Garibaldi e, a scorrere l’indice, straordinaria è la presenza degli autori: S. Agostino, Petrarca, Bandello, Foscolo, Pietro Verri, Carlo Porta, Manzoni, Leopardi, Fogazzaro, Dossi e gli stranieri Dickens, Stendhal, Taine, Barrès, fono a Hemingway e a tutti moderni italiani.
Si dice nella prefazione: “Questa raccolta di pagine milanesi non ha altre ragioni che la simpatia con la città  dove viviamo… forse piace a Milano dimenticarsi, non per impazienza ma per malinconia… noi abbiamo voluto, intanto, sfogliare leggermente una piccola parte del suo diario e trascrivere qualcosa di lei”.
Ernesto Treccani ricorda che la prefazione fu certamente scritta da Giansiro Ferrata, “forse – aggiunge – con qualcosa di mio”.
Mi torna in mente il suo commento iniziale “slanci di giovani”, e penso che questo libro è stato il segno di una grande affetto dei giovani di allora, nei confronti di coloro che li avevano preceduti nella città  in cui viviamo.

Le edizioni di ‘Corrente’, negli anni dal 1941 al 1942, si diversificarono molto: libri d’arte come i testi e le opere di Birolli; quaderni di pittura e di mostre; libri di teatro, Giornata nel tempo o Dialogo di uno spazzino e la luna di Treccani stesso; libri di musica, di storia.
Due pubblicazioni però, risaltano particolarmente: Occhio quadrato di Alberto Lattuada e Il figlio del farmacista di Mario Tobino.
Il primo è una raccolta di fotografie su Milano, fotografie realistiche che documentavano un mondo che finiva e l’avanzare, spesso brutale, della città . Il tono è volutamente sensibile, quasi romantico. Lattuada lo indica chiaramente nella sua prefazione: “Selciati di piazzette quiete, case possedute e abbandonate, vecchi muri, collinette cittadine soffocate dalle pietre, la morte di certe piante e cespugli ultimi rimasti sulle mura spagnole…”
Occhio quadrato deve il suo nome a Mario Soldati che in quel periodo dirigeva Piccolo mondo antico e aveva Lattuada come aiuto regista; in più, le 26 fotografie del volume erano quadrate a causa del formato del negativo (6 x 6) che la Rolleiflex usata da Lattuada presupponeva.
Ora, non solo è un piccolo classico di racconti fotografici, ma uno dei libri più particolari e ricercati di ‘Corrente’.
Il figlio del farmacista di Mario Tobino è l’unico testo di narrativa pubblicato da ‘Corrente’.
Il 1942 fu un anno prolifico per Tobino prosatore. Per primo uscì Il figlio, poi Veleno e amore per le Edizioni di Rivoluzione e ancora La gelosia del marinaio da Tumminelli a Roma.
Il figlio del farmacista, nonostante porti riprodotto all’occhietto un passo da Eugenio Onegin di PuÅ¡kin che rifiuta l’idea di racconto – diario è chiaramente autobiografico.
Ricorda l’infanzia a Viareggio, l’adolescenza in Versilia e poi la scelta di diventare medico di malattie mentali. Venne giudicato da Contini come “la migliore novità  narrativa dell’anno”, (Gianfranco Contini, Altri esercizi).

‘Corrente’  aveva annunciato altri due volumi di prosa: Erba d’infanzia racconti di Berto Vani (pseudonimo di Alberto Vigevani) e L’odore della città , come fu lei di Elio Vittorini.
I due titoli non uscirono e Tobino rimase solo a costituire la primizia narrativa della casa editrice.
Un’ ultima osservazione sui libri di ‘Corrente’.
Al di là  del contenuto sempre particolare, colpisce lo stile delle edizioni, i formati dei libri, i colori delle copertine, la scelta dei caratteri usati, la pulizia della grafica, il rigore delle impaginazioni.
Ricordo un commento di Savinio su Milano: “L’insistenza della nota greca a Milano non stupirà  se non chi ignora Milano come la città  più greca d’Italia”.
I giovani di ‘Corrente’ innovavano certo, ma con una serietà  che ha mantenuto intatto il suo valore in tutti questi anni.

Tutte le edizioni di ‘Corrente’

Arte
Lucio Fontana, 20 Disegni, 1940; Renato Birolli, 30 tavole in nero, 1 a colori e 5 disegni, 1941; Scipione, 5 tricomie, 1941; Alberto Lattuada, Occhio Quadrato, 1941.

Letteratura
Salvatore Quasimodo, Lirici greci tradotti da Salvatore Quasimodo con un saggio critico di Luciano Anceschi, 1940; Ernesto Treccani, Giornata nel tempo, un atto e due quadri, 1940; Vittorio Sereni, Frontiera (1935-1940), 1941; Enrico Fulchignoni, L’Arlecchino errante, 1941; Beniamino dal Fabbro, Avvertimento intorno alla poesia, 1941; Beniamino Joppolo, L’ultima stagione, 1941; Lirici spagnoli tradotti da Carlo Bo, 1941; Ernesto Treccani, Dialogo di uno spazzino e la luna, 1941; Ernesto Treccani, Coro del distacco. Un atto, 1941; Scipione, Carte segrete, 1942; Mario Tobino, Il figlio del farmacista, 1942; Ernesto Treccani, Gli uomini. Poesie, 1942.

Musica
Luigi Rognoni, Ritratto di Loris Cortese, 1941.

Quaderni di disegno contemporaneo
Guttuso, 24 disegni e 1 tavola a colori, 1942; Giacomo Manzù, 24 disegni e 1 tavola a colori, 1942; Marino Marini, 24 disegni e 1 tavola a colori, 1942; Mario Mafai, 24 disegni e 1 tavola a colori, 1943.

Storia
La guerra di Troia. Storia diplomatica e militare di Felice Dessì, 1942.

Fuori collana
Mostra di disegni contemporanei, 1941; La luna nel Corso. Pagine milanesi raccolte da Luciano Anceschi, Giansiro Ferrata, Giorgio Labò, Ernesto Treccani, 1941.

Cataloghi delle mostre di ‘Corrente’
Renato Birolli 1940; Giuseppe Migneco 1941; Giovanni Paganin 1941; Bruno Cassinari 1941; Arnaldo Badoli 1941; Aligi Sassu 1941; Luigi Brogini 1941; Sandro Cherchi 1941; Italo Valenti 1941.

Nota

Questo articolo è basato su l’intervista concessa da Ernesto Treccani nel 2003. Inoltre sulla pubblicazione di Gioia Sebastiani, I libri di Corrente, Milano 1940-1943: una vicenda editoriale, Bologna, Pendragon, 1998.