La poesia e altri libri di Mario Luzi

Wuz n.4, luglio-agosto 2005

 

 

Maddalena Martinoli

 

 
La poesia e altri libri  di

Mario Luzi

 

 


 

Mario Luzi inizia a scrivere poesie giovanissimo e si appassiona alla letteratura fin da bambino: egli passa dalla quarta elementare al ginnasio a soli dieci anni. Già  all‘età  di nove anni si confronta con i suoi primi versi su Dante e il suo viaggio nell‘aldilà . In questi anni si apre ad accogliere le bellezze della natura e quindi spesso cerca tranquillità  e raccoglimento: si rifugia in una grotta chiamata “La Riccia”, dove compone la sua seconda poesia: Vulcano. Anche negli anni del liceo marina la scuola per trovare il tempo di leggere i suoi autori e i suoi amati filosofi. Trasferitosi a Firenze ““ dove prima segue un anno alla facoltà  di legge iscrivendosi poi a lettere ““ trova nel clima culturale della città  la linfa vitale per completare la sua formazione, nella frequentazione dei Caffè letterari e degli altri scrittori e critici: Bo, Traverso, Bargellini, Macrì, Bilenchi, Bigongiari. Iniziano anche le sue collaborazioni alle riviste di poesia e di letteratura (“Il Frontespizio”, “Letteratura”) che costituiranno il suo primo biglietto da visita.

Nel 1934, completata la stesura delle prime liriche, durante un viaggio a Milano, Luzi si ferma a Modena per fare la conoscenza dell‘editore Guanda, al secolo Ugo Guandalini, e  proporgli le proprie poesie. Anticipando in una lettera il proprio arrivo, Luzi si era proposto all‘editore degli scrittori “eretici” di quegli anni. Così si esprime Luzi in un‘intervista del marzo 2005 parlando dell‘incontro: “Mi fermai a Modena e andai a cercare Guanda nel suo ufficio. Mi dissero che non c‘era e di ripassare dopo. Allora passeggiai per Modena e a un certo punto ci si incontra, e in un certo modo, pur non conoscendoci, ci si riconosce (gli avevo scritto che sarei andato a Modena). Erano insieme, Delfini e Guanda”. Il ventenne Luzi, pur timido e restio a declamare le proprie poesie, su richiesta del giovane editore recitò le liriche composte. L‘entusiasmo di Guanda fu tale che Luzi gli lasciò il dattiloscritto di La barca, uscita nel 1935 a seguire dunque Versi e memoria di Guglielmo Petroni e a precedere Morto ai paesi di Alfonso Gatto ““ basti questo a sottolineare la fiducia che Guanda ripose nel giovanissimo poeta fiorentino.

Nell‘ottobre 2001 il bibliofilo Beppe Manzitti ritrovò, presso l‘antiquario Crini, la busta, datata 8 settembre 1935, contenente il manoscritto delle prime liriche luziane (più quelle che andranno a comporre il recente volume Poesie ritrovate, edito dalla Garzanti). La Barca uscì in 300 esemplari numerati. Nonostante fosse stata pattuita una cifra per la pubblicazione, essa non venne mai corrisposta perché le trecento copie stampate andarono a ruba, il che portò a un ovvio sodalizio tra il poeta fiorentino e l‘editore modenese (che curò infatti la pubblicazione di L‘opium chrétien, nel 1939 e di Aspetti della generazione Napoleonica ed altri saggi di letteratura  francese, nel 1956). La veste tipografica del libro è quella tipica di Guanda: brossura color beige e sul piatto anteriore, in cornice verde chiaro, autore, titolo ed editore in marrone e verde; sulla quarta di copertina un elenco dei titoli della casa editrice.

La pubblicazione di La barca vedrà  il plauso di vari poeti: Bo, Betocchi, ma primo fra tutti Caproni, cui Luzi rimarrà  negli anni profondamente legato. Il successo della raccolta porterà  il poeta a rivedere le liriche per una seconda edizione avvenuta per lacollana “Collezione di letteratura/poesia” curata da Parenti e legata alla rivista “Letteratura” diretta da Bonsanti. Il nuovo volume, in un edizione modificata e accresciuta, si compone di 305 esemplari su carta doppio guinea numerati da 1 a 305; segue l‘indicazione di stampa di altri 50 esemplari su carta comune “riservati al servizio a stampa”. Il volume è inoltre arricchitoda un ritratto dell‘autore di Mario Marcucci, pittore versiliese che Luziconoscerà  nel 1943.

Gli anni tra le due guerre sono per Luzi un periodo di intensa attività  lirica e poetica: collabora assiduamente alla rivista ermetica “Campo di Marte”(stampata da Vallecchi e diretta da Gatto e Pratolini), scrive per “Corrente di Vita giovanile” e inizia a lavorare come professore a Parma. Dalla città  emiliana, dove si trasferisce nel 1938, mantiene i rapporti con l‘amico Parronchi che per lui sta curando l‘edizione della nuova raccolta di poesia: Avvento notturno. Il titolo dell‘opera luziana, nata sull‘espressione di Parronchi per indicare le prove di oscuramento effettuate nella città  di Firenze durante la guerra, simboleggia “il flusso della vita che insegue se stesso in modo più angoscioso e battecontro gli emblemi della perennità  divenuti più umbratili e sibillini ritorcendosi in interrogazioni senza risposta”. Le poesie della raccolta erano in parte uscite sulle riviste cui Luzi collaborava (giacché “furono composte fra il 1935 e il 1949″, come citava la didascalia) ed ora venivano proposteall‘editore fiorentino Vallecchi, conosciuto indirettamente per l‘amicizia di altri poeti, tra cui Betocchi. àˆ proprio da Parma che Luzi nel 1939 scrive a Enrico Vallecchi per dare alcune disposizioni in merito all‘impaginazione, al tipo di carattere o alla carta da utilizzare per il volume. La raccolta del 1940 denota la linea ermetica cui Luzi guardava ed era strettamente legato. Il volume, in 16°, era rilegato con brossura originale di colore azzurro con autore, titolo ed editore in bianco e nero. Constava di 72 pagine, numerate da7 a 72.

Il sodalizio tra Vallecchi e Luzi dopo la seconda guerra mondiale, quando cioè avvenne la rifondazione della casa editrice, subirà  un‘incrinatura dal punto divista lavorativo, mentre sempre stretta rimarrà  tra loro l‘amicizia e il rispetto: “Tu stampasti or son due anni molto timidamente, quasi con vergogna,il mio libretto ["¦] Tuttavia quando mi venne in mente di pubblicare il mio libro di prosa ["¦] mi rivolsi a te di nuovo. Fu una sera d‘inverno in casa di tuo padre. Tu mi rispondesti con un imbarazzo, una incertezza che furono per scoraggiarmi per sempre”. La lettera del 23 maggio 1942 è seguita da altre che chiariscono i rapporti tra Luzi ed Enrico Vallecchi che infatti poi curerà  l‘edizione di Biografia a Ebe nel 1942, il romanzo ermetico di quegli anni, di Quaderno gotico nel 1947 e la raccolta di saggi critici Tutto in questione del 1965 (che racchiude i saggi apparsi sulla rivista “La Chimera” diretta da Vallecchi).

Meritevole di nota è Quaderno gotico, che dopo Un brindisi (1944) edito da Sansoni, di gusto sicuramente ermetico, testimonia il passaggio a uno stilnovismo cavalcantiano e tragico. Il volume in 8° consta di 14 liriche che non portano titolo ma che sono contrassegnate da numeri romani. La brossura originale è di colore beige; sulla copertina abbiamo autore ed editore in nero, il titolo in rosso; mentre sulla quarta di copertina abbiamo il prezzo: 250 lire. L‘opera uscì nel 1947 con una tiratura di 500 esemplari firmati dall‘autore. Nello stesso anno Luzi lavorava alla prima opera teatrale, Pietra oscura, che vedrà  la pubblicazione solo nel 1994 perché venne perduta e fu  ritrovata dallo studioso Stefano Verdino che ne curò poi l‘edizione per “I Quaderni del Battello Ebbro”.

Dobbiamo però tornare qualche anno indietro per soffermarci sulla preziosa pubblicazione di saggi critici: Un‘ illusione platonica ed altri saggi del 1941. Luzi, sempre per quelle incomprensioni che si erano create con Vallecchi e di cui sopra abbiamo fatto menzione, pubblica i vari saggi per Edizioni di “Rivoluzione”. Il 20 di novembre del 1940 l‘organodel GUF promette la “pubblicazione di una serie di volumi di alcuni fra i giovani più rappresentativi nel campo letterario contemporaneo” (vedi Giuseppe Iannaccone, I ricercati dei GUF, “Wuz”, dicembre 2002, p. 12). La collana “critica” viene aperta all‘inizio del 1941 con l‘opera di Carlo Bo La poesia con Juan Ramon; ad essa segue la raccolta di saggi di Luzi, Un‘illusione platonica ed altri saggi che contiene interventi preziosi e significativi sulla letteratura italiana, tra cui il saggio interessante sul platonismo (che rimanda alla filosofia cui si ispira l‘ermetismo) e Vicissitudine e forma su Leopardi. Dobbiamo sottolineare che i saggi apparsi in volume erano già  usciti sulla rivista “Rivoluzione”: questo testimonia da una parte il fermento culturale di Firenze, dall‘altra la frenetica attività  di Luzi. La raccolta esce in 300 copie pagate dalla casa editrice abbellite da un ritratto di Rosai, conosciuto da Luzi nel 1937 al caffè Le Giubbe Rosse.

Edizione di “Rivoluzione” nel 1941 verrà  rilevata da “Il Fiore” che, pur mantenendo la struttura interna e il formato della raccolta luziana, muterà  il frontespizio e la copertina con il proprio marchio. La raccolta di saggi infine vedrà  una nuova edizione nel 1972 per opera di Massimiliano Boni di Bologna.

Tenendo presente che nel 1949 esce l‘altra raccolta di saggi L‘inferno e il Limbo (questa volta per Marzocco di Firenze) e che nel 1950 esce Anthologie de la poésielyrique franà§aise compilata con Landolfi e per opera di Sansoni, poniamo la nostra attenzione ad altre due fondamentali raccolte di poesie luziane che segnano la svolta della sua poetica: Primiziedel deserto e Onore del vero. Luzi si è ormai allontanato dalle figure e dalle atmosfere ermetiche e post-simboliste per lasciarsi tutto attrarre dalla grande esperienza dantesca nel recupero della realtà . “Non nella realtà  secondo la nozione che implica di essa  il realismo, ma nella natura percepita nella sua purezza, nella sua voce profonda e continua che informa i linguaggi degli uomini risiede la possibilità  di conciliare il dissenso tra il soggettivo e l‘oggettivo, tra l‘assoluto ideale e il concreto storico”(M.  Luzi, Dubbi sul realismo poetico, “LaChimera”, I, 4 luglio 1954).

La prima raccolta esce presso Schwarz nel 1952. L‘editore, cresciuto in ambiente francese, tra il 1944 e il 1948 aveva pubblicato libri surrealisti e nel 1949 si era trasferito a Milano dove pensava di iniziare la sua attività  editoriale.Prima della sua venuta nel capoluogo lombardo Schwarz aveva scritto a Giacinto Spagnoletti per curare una collana di poeti contemporanei. Fu così che Spagnoletti gli propose Alda Merini e Mario Luzi. Nel 1952 esce, per la collana “Campionario” diretta da Spagnoletti, il libro luziano Primizie del deserto (preceduto da quello di Alda Merini e seguito da Parronchi, Betocchi, Spagnoletti e Michele Pierri). Così si esprime Schwarz su Luzi: “Mi attrasse l‘impegno etico, anche se dal punto di vista formale non condivido la sua poetica”. Arturo Schwarz conobbe Luzi nel 1950/51 a Firenze dove l‘editore si era recato. Nell‘ottobre 1952 uscì l‘opera in 1.010 esemplari di cui 10 contrassegnati a mano con lettera dell‘alfabeto da A a L, cinquanta, numerati da uno a cinquanta, firmati dall‘autore, su carta filigranata Ingres di Fabriano (tra questi il numero 1 venne dedicato da Luzi a Schwarz) e di 950 esemplari su carta uso mano numerati da 51 a 1000. In antiporta l‘opera era arricchita da una riproduzione di un ritratto a matita azzurra di Luzi eseguito nel 1941 da Ottone Rosai e sulla stessa pagina, in basso, vi era la firma a penna del poeta.

Onore del vero invece uscirà  nel 1957 presso Neri Pozza, editore vicentino che negli anni aveva pubblicato Barolini, Gide e William Austin, Parise, Buzzati e Montale. Dalla corrispondenza tra Neri Pozza e Luzi non si derivano le circostanze della loro conoscenza. I loro rapporti rimangono sempre molto cordiali ma non sono particolarmente intensi e frequenti e riguardano gli interessi editoriali per Onore del vero e Due lettere ai Corinzi.

In una lettera, datata Vicenza 20 marzo 1957, Neri Pozza definisce gli accordi per a tiratura della raccolta che allora si chiamava Cose estive e non Onore del vero come poi fu, dato interessante che testimonia lo spirito con cui Luzi scrisse la raccolta.

La tiratura fu dunque di :  “1.050 esemplari buoni per la vendita, più 50 omaggi stampa; 10 % di diritti, sul prezzo di copertina; 12 copie in omaggio e quante ne vorrà , col 30 % di sconto sul prezzo di copertina”. La lettera inoltre definisce altre clausole riguardo la ristampa, la traduzione e i premi letterari. àˆ bene sottolineare che nel 1957 Luzi con Onore del vero vinse il premio Marzotto.

Nel  1960 inizia il grande sodalizio con Livio Garzanti che così definisce quegli anni: “Sentii come un naturale complemento del programma della casa editrice il desiderio di accogliere quei poeti che pur essendo importantissimi non erano stati accolti nella collezione mondadoriana dello “Specchio” che allora era dominante. Mi ricordo di un incontro a Firenze con Luzi, Parronchi, Caproni e Bertolucci”. Siamo nel 1957 e Garzanti, che lavora a Milano, tramite Attilio Bertolucci mantiene i contatti con i poeti fiorentini. L‘anno dopo Bertolucci scrive a Garzanti: “Caro Garzanti, ho avuto la lettera di Luzi: sono molto contento. àˆ una cosa molto importante, importantissima che abbiamo, dopo Penna e Pasolini [editi infatti nel 1957], anche Luzi e Caproni, e più tardi Sereni,e scusi, il sottoscritto. Vuol dire che la poesia, esclusi i vecchi, ora ce l‘ha tutta lei. Quella che conta, si capisce”.

Dopo la pubblicazione di L‘idea simbolista nel 1959 presso Garzanti, anche la poesia luziana entra così nella casa milanese. In una lettera di Bertolucci a Garzanti vengono definite le modalità  di contratto. Garzanti, infatti, probabilmente mandò a Luzi la somma di lire trecentomila per la pubblicazione in un volume di tutta la sua opera poetica.

Il gusto della vita uscirà  nel 1960, a seguire la pubblicazione di Seme del piangere di Caproni del 1959. Come dice giustamente Silvio Riolfo: “Avevamo la prerogativa di pubblicare uno o due autori di poesie l‘anno. Garzanti puntava al marchio di qualità ”. Se la Garzanti mantenne la priorità  sulle successive raccolte poetiche di Luzi,dobbiamo almeno ricordare che Dal fondodelle campagne venne edito da Einaudi nel 1965, che Nel magma uscì per Scheiwiller nel 1963 e Su fondamenti invisibili fu pubblicato da Rizzoli nel 1971.

Dal fondo delle campagne uscì per “Collezione di poesia” (n. 12) della casa torinese e raccoglie le poesie scritte tra il 1956 e il 1960, è dunque da collocarsi tra Onore del vero e Nel magma. Sulla copertina abbiamo autore, titolo, marchio ed editore e la lirica Questa terraglia lasciata dal vento. Sulla quarta di copertina è segnato il prezzo: L. 300.

Terminiamo con Su fondamenti invisibili che venne pubblicata da Rizzoli nel 1971; la casa editrice nel 1982 curerà  Trame (già  uscito in 350 copie nel 1963 a Lecce per i Quaderni del Tritone)e negli anni Ottanta la pubblicazione delle opere teatrali di Luzi. Il poeta fiorentino venne corteggiato dalla casa editrice tramite Pautasso che aveva conosciuto Luzi negli anni della gioventù quando cioè si recava dalla zia a Firenze. Il rapporto che si instaura tra Luzi e Pautasso al momento della pubblicazione dell‘opera è di amicizia come lo stesso Pautasso dà  testimonianza e la pubblicazione dell‘opera in collezione fu un fatto interno della casa editrice e non dipese dall‘autore fiorentino. L‘opera, che uscì in 1000/1500 copie, raccolse subito grande successo (tanto che in pochi mesi si fecero due edizioni) e il plauso dei critici  letterari. Così parla Caproni: “àˆ un libro di grande poesia, se dir grande in poesia è dir qualcosa. àˆ, col Magma, il più grande libro di poesia uscito in Italia nell‘ultimo quarantennio. A tanta altezza, chi potrà  mai più raggiungerti?”. Luzi stesso si raggiunse con le opere degli anni Ottanta e Novanta edite da Garzanti: Per il battesimo dei nostri frammenti, Frasi e incisi di un canto salutare, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini.

Nel ripercorrere le più importanti prime edizioni del poeta fiorentino scaturiscono quei nascosti rapporti umani che si instaurano tra autore ed editore e che sono testimonianza di “un destino che si attua e a poco a poco si adempie”.