Monthly Archives: aprile 2016

A Cesena, a novembre, la quarta edizione di C’era una Volta… il Libro, dedicata all’antiquariato librario e alle stampe antiche

Sabato 18 e domenica 19 novembre 2017 a Cesena – cittadina dove, non a caso, ha sede la Biblioteca Malatestiana, patrimonio UNESCO dal 2008 – si rinnova l’appuntamento con C’era una volta… il libro, la mostra mercato dedicata a libri e stampe antichi, divenuta nel corso di poche edizioni il punto di riferimento per collezionisti e appassionati del settore.
Per questa quarta edizione di C’era una Volta… il Libro, che si svolge nei rinnovati padiglioni fieristici di Cesena Fiera a Pievesestina di sono attesi circa cento espositori italiani ed esteri, che conferiscono alla kermesse un respiro internazionale e un’alta qualità della proposta espositiva e commerciale. In fiera si potranno ammirare ed acquistare rarità bibliografiche originali di ogni tipo e valore: rari manoscritti miniati, incunaboli, cinquecentine, libri di varie epoche e di pregio, incisioni, litografie, cartografia, stampe decorative e quant’altro inerente la bibliofilia e relativo collezionismo.
Ma C’era una volta il libro, oltre alla parte espositiva, farà di più proponendo anche in questa quarta edizione delle mostre collaterali, in via di definizione, dedicate a libri, personaggi illustri e cartografie.
L’evento si svolge all’interno di C’era una volta… antiquariato, la rassegna antiquaria mensile dal format inedito che, ogni terzo week-end del mese da settembre ad aprile abbina ad una eccellente offerta di antiquariato di pregio il fascino del mercatino di strada, con un’offerta merceologica vastissima e la comodità di disporre sempre di un’area espositiva coperta, al riparo dalle intemperie durante i mesi invernali.

L’evento è organizzato da Blu Nautilus con il patrocinio del Comune di Cesena, della Provincia Forlì Cesena e della Regione Emilia Romagna ed in collaborazione con i maggiori siti specializzati del settore Abebooks.it, Maremagnum.com e Copernicum.it

 

IN BREVE…

| COSA
Mostra mercato di antiquariato e modernariato librario e collezionismo cartaceo

| DOVE
Fiera di Cesena, v. Dismano 3856 Pievesestina di Cesena (FC)

| QUANDO
Sabato 18, Domenica 19 Novembre 2017 -h. 9/19

| INGRESSO
€ 3 intero – gratuito fino ai 14 anni e dopo i 70

| INFO
www.ceraunavoltantiquariato.it  – FB evento c’era una volta il libro – IV ed.
☎ Tel. 333.3308106   e.casanova@blunautilus.it

carta canta

Il libro e la stampa antiche alle Cucine del Popolo

Il Circolo Arci Cucine del Popolo propone per la prima volta a Reggio Emilia il 24 giugno 2017 un grande mercato del libro d’occasione ed esaurito: CARTA CANTA, aperto ai commercianti del settore e agli hobbisti.
L’area potrà ospitare più di 100 espositori presso il Circolo Arci Cucine del Popolo, La Paradisa di Massenzatico. Gli organizzatori vogliono, rilanciare Reggio Emilia, come uno dei più importanti poli italiani del mercato del libro. Sono aperte le iscrizioni, il costo dello spazio espositivo di mt 4 x 4 è di € 15,00 (Quindici/00), nel prezzo è compreso il pasto per un espositore per stand.
Gli organizzatori si prefiggono si portare a Reggio Emilia un così grande numero di professionisti assieme agli hobbisti del settore, questo perché Reggio Emilia, nel panorama nazionale è stata sempre un punto di riferimento per le mostre del libro. Scopo sella manifestazione è quello di fare avvicinare al materiale cartaceo, il più alto numero di persone. Reggio Emilia è stata una fra le prime città ad ospitare quasi quarant’anni orsono una Mostra del Libro e della Stampa Antichi, questo perché qui il collezionismo del materiale cartaceo è ed è sempre stato forse il più colto e importante d’Italia. La Mostra si propone di contribuire all’allargamento di un pubblico che fino a pochi anni fa era ristretto ad una piccola élite.

Orario: sabato 24 giugno 2017 dalle 07.00 alle 19.00
Informazioni: 345. 4136886 – e-mail torrazzo@libero.it

Nuove date: Sabato 16 e domenica 17 Settembre, Parco Esposizioni Novegro. Mostra-mercato del libro antico, della carta ingiallita, dei volumi da collezione, dal XVI al XX secolo

Novegro (Mi) – Gli appassionati si preparino a dar fondo ai loro risparmi: il 16 e il 17 settembre al Parco Esposizioni Novegro torna Byblos 2.0, la mostra mercato del libro antico e del ’900, della stampa d’epoca e della cartofilia.
Rinnovata nel nome e nei contenuti – da qui l’avveniristico 2.0 del titolo – l’esposizione mette in scena libri più o meno antichi, ma pur sempre preziosi per rarità o singolarità, per un arco temporale che va dal XVI al XX secolo: dalle cinquecentine e seicentine dunque, alle altrettanto ricercate prime edizioni o agli ambiti volumi autografi.
Accanto ai pregiati volumi, i più vari ed originali ephemera: dalle cartoline ai poster, dai documenti storici alle riviste, passando per le oggi tanto ricercate carte geografiche. Non mancheranno grafiche d’autore e stampe d’epoca decorative.


Ospiti attesi dall’Italia e dall’estero oltre trenta selezionate librerie specializzate ed operatori di stampe e cartografia.


Lo scopo è tornare ad essere un punto di riferimento per i bibliofili più incalliti e di avvicinare nuovo pubblico alla passione per la carta, grazie alla sua particolare formula che lega sullo stesso piano espositivo i più antichi e preziosi volumi destinati a una platea di collezionisti e buyer pronti a tutto, a libri usati del Novecento e a piccole (e più abbordabili!) curiosità bibliografiche.
La due giorni dedicata al libro antico si svolge in concomitanza con il grande mercato antiquario Brocantage (15 -17 settembre), una delle più longeve fiere dell’antico d’Italia che da oltre 30 anni porta a Novegro i “fanatici” dell’oggettistica dei tempi che furono. Pezzi d’epoca, mobili, quadri e arredi messi in banco da circa 200 espositori si propongono ai 6000 visitatori attesi per un fine settimana in cui lasciarsi travolgere dal mondo ricco di fascino dell’antico.
Un ultimo dettaglio non da poco: il centro fieristico si trova a pochi passi dall’aeroporto Linate, dunque facilmente raggiungibile a tutti.
L’evento è organizzato da Comis Lombardia in collaborazione con le maggiori piattaforme on-line del settore: Abebooks.it, Maremagnum.com e Copernicum.it

 

Info: Parco Esposizioni Novegro, via Novegro – 20090 Segrate (MI)
sabato 16 e domenica 17 settembre 2017 NUOVE DATE!
Orario: 10-19
Ingresso €10 per Byblos 2.0 e Brocantage – ridotto per bambini dai 6 ai 12 anni – gratuito da 0 a 6 anni (presentando alle casse la cartolina scaricabile dal sito è possibile usufruire di uno sconto del 50% sul biglietto)
www.parcoesposizioninovegro.it
Facebook: Byblos Novegro
Tel. 02.70200022 – 333.3308106 | e-mail byblos2.0@libero.it


Foto della passata edizione:

L’Associazione Fulmicotone, in occasione della Milano PhotoWeek, è lieta di invitarvi alla prima edizione di BookBeat – Independent Photobook Publishers Festival, che si terrà nei giorni 10 e 11 giugno dalle ore 10:30 alle ore 18:30 presso il Cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco. La rassegna, a ingresso libero, è volta a dare voce a piccole case editrici, sia italiane che estere, a fotografi e artisti, che avranno la possibilità di presentare il proprio lavoro ad un pubblico ampio ed eterogeneo.

I partecipanti: 0_100Editions (Italia), Artphilein Editions (Svizzera), blisterZine (Italia), Boîte Editions (Italia), Cesura Publish (Italia), Chippendale Studio (Italia), DISCIPULA (Italia), Edicola 518 (Italia), EDITRICE QUINLAN (Italia), Foto Gang / Zine Tonic (Italia), Irene Lazzarin (Italia), LDS Editions / Gluqbar (Italia), Osservatorio Fotografico (Italia), Patrizia Novello (Italia), Witty Kiwi (Italia).

Il Festival sarà l’occasione per confrontarsi con realtà ancora poco conosciute, per creare nuove e proficue relazioni nel mondo delle arti visive e per “promuovere la fotografia a livello locale, nazionale e internazionale”, obiettivo che l’Associazione Fulmicotone si propone n dalla sua nascita nel 2013. I prestigiosi spazi del Cortile della Rocchetta accoglieranno visitatori, appassionati e professionisti della fotografia che vogliano prendere parte all’iniziativa, cogliendo l’opportunità di conoscere il lavoro di giovani editori e acquistare raffinate pubblicazioni artistiche e fotografiche.

Chi va in giro per libri s’imbatte spesso in qualche volume di Luciano Satta. Libri che ebbero buona diffusione nella seconda parte della seconda metà del secolo scorso. Tutti libri improntati – con grande leggerezza e una bella ironia non priva di sarcasmo – a tener viva la lingua italiana, pungolando l’italiano – inteso come abitante dell’Italia – a non farsela sfuggire di mano, a conoscerla, a conservarla, la lingua intendo.

Di medio-piccolo formato ha una curiosa impostazione grafica, direi gradevole: i caratteri sono molto grandi e di colore marrone-beige. Finisce per sembrare più un’anastatica di un testo antico che un libro nuovo, presumo volutamente.

Dentro, termine per termine fra quanti scelti, si invita ad esempio a non scambiare esemplare con esemplificare (modellare è il significato del primo dei due verbi). O a soffermarsi sul fatto che la vecchia voce “edenico”, utilizzata per paradisiaco, ogni tanto veniva recuperata da qualche politico per infiorettare qualche discorso. O, ancora, a notare che “criptico”, allora, mentre Satta scriveva, era diventato aggettivo di moda. E di quell’essere di moda, tra l’altro, conserva ad oggi il piglio (del tipo: “uso un aggettivo raffinato, o che almeno credo tale, finendo per risultare kitsch, almeno a qualcuno che la lingua la conosce).

Insomma, fra le righe, letto tutto quanto il libro, si capisce che i termini poverelli non hanno colpa. È in come li si usa l’eventuale peccato.

@Massimiliano Varnai

Chissà se immaginavano, al Polifilo, che chiedendo a Mario Rigoni Stern di scrivere una breve prefazione a un trattatello del Cinquecento, il Trattato de la vita sobria, che si apprestavano a ristampare nel 2004, sarebbero incorsi in una morbida ma non velata polemica del prefatore nei confronti dell’Autore (cosa di per sé piuttosto rara: i quasi cinquecento anni di distanza hanno indubbiamente favorito l’evento).

Una polemicuccia a distanza fra due ottantenni – l’età dell’autore quando scrisse il trattato, l’età di Rigoni Stern quando ne scrisse la prefazione – e sia detto senza alcun sarcasmo, quanto, piuttosto con una punta di curiosità nel vedere punzecchiarsi due persone nell’ultima parte della loro vita, al quasi-pieno della loro esperienza.

La questione è questa: nel trattatello si mette davanti la vita sobria, in opposizione alla crapula. Parsimonia, sobrietà, eccetera, con conseguenti buon umore, salute, buona condotta di vita, sono esaltate come la giusta via, la migliore per durare parecchio sulla terra. A sua volta la crapula è fonte, potete immaginare, di disfacimento fisico e dei costumi, fino alla morte precoce.

E Rigoni, che prima traccheggia un po’, per un paio di paginette, assecondando in questo modo la speranza di chi gliel’ha domandate, non si esime dal tirare una stoccata finale al termine del suo pezzo. Stoccata che riporto integralmente:

“Già, magnifico Messer Luigi Cornaro, è lodevole la sua vita sobria, ma come vivevano i Suoi servitori, i suoi contadini, e i soldati che venivano da campo e il Menego, come glieli raccontava il suo caro protetto Angelo Beolco detto il Ruzante? Come si può raccomandare “al povero la Parsimonia” quando si ha poco o niente da mettere nello stomaco?”

@Massimiliano Varnai

Luigi Pirandello (1867-1934), scrittore e drammaturgo italiano, premio Nobel nel 1934, ha esordito con romanzi veristi, come L’esclusa, approfondendo il dramma dell’individuo isolato in una realtà che gli è estranea. Questa tematica trova la sua realizzazione più originale nel teatro, attraverso il lucido e impietoso smascheramento della relatività della condizione umana, risolto nel ribaltamento delle certezze e negli sdoppiamenti del teatro nel teatro. Fra i capolavori vanno ricordati Il fu Mattia Pascal, Così è (se vi pare) e Sei personaggi in cerca d’autore.

Nel 150esimo della nascita dell’autore agrigentino, ci imbattiamo nel bel saggio critico di Arianna Fioravanti, Una vita senza vita. Pirandello in cinquant’anni di lettere (Giulio Perrone Editore, Roma 2017), lettere, queste, raccolte in ordine cronologico e che portano sul palcoscenico della vita – quella di Pirandello – i volti di un uomo che ha regalato alla letteratura italiana una nuova chiave di lettura critica della realtà.


«Io vivo per la gioja di vedere nascere la vita dalle mie pagine, togliendola dal mio corpo […]» Così scriveva un giovanissimo Pirandello nel 1888, appena ventenne, lontanissimo ancora dalla fama internazionale che ebbe il suo riconoscimento massimo con l’assegnazione del Nobel nel 1934, due anni prima della morte.

Eppure tra l’ancora poco conosciuto poeta e “novellaro”,come si definì in una lettera del 1904 ad Angiolo Orvieto, e il grande drammaturgo in lingua nazionale, il ricorso continuo alla pagina bianca come elemento vitale rimane costante, non già nell’accezione oggi stereotipata della scrittura come pratica terapeutica, ma in quella più titanica di un flusso, un fiume da alimentare senza riserve con la propria vita, anche a costo di rimanerne senza. Così, nei cinquant’anni che vanno dal 1886 al 1936, Luigi Pirandello riversa in centinaia di lettere la sua biografia, regalandoci un autoritratto vivissimo delle sue vicende artistiche e familiari, dagli spostamenti giovanili tra Palermo, Roma e Bonn agli esili volontari a Berlino prima e Parigi poi, passando per il matrimonio tormentato con Maria Antonietta Portolano e l’amore infelice per la musa Marta Abba.

Arianna Fioravanti si è laureata con lode in Letteratura contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 2016 ha ottenuto nello stesso Ateneo il Dottorato di ricerca in Italianistica discutendo una tesi sull’epistolario di Luigi Pirandello. Oltre a interessarsi di drammaturgia insegna italiano agli stranieri.

Arianna Fioravanti, Una vita senza vita. Pirandello in cinquant’anni di lettere
Collana “SagUni” | 450 pp. | 22 euro | Isbn: 978-88-6004-448-8

Ci sono molti argomenti di cui si parla senza coscienza precisa, così, tanto per parlare. Così la gente storce il naso quando cita i premi letterari italiani, come avesse esperienza di chissà quale combine. E se pure ne ha, esperienza, allarga il giudizio a un microcosmo che è si piccolo ma variegato e composito.

Io ho esperienza diretta di un amico, che conosco bene, che ha vinto molti premi e li ha vinti senza santi in Paradiso, soltanto mandando avanti quanto aveva scritto, il più delle volte in forma anonima, come i vari regolamenti prevedevano. Ma non per questo dico che i premi letterari sono il luogo dell’onestà intellettuale.

Questo Dizionario dei premi letterari, di Carlo Martini, Mursia 1969, è principalmente un documento. Sono catalogati in ordine alfabetico. Di ciascuno si annota data di nascita, giuria, montepremi, , particolarità del regolamento, albo d’oro.

Per chi legge e studia letteratura italiana del Novecento, sicuramente, questa lettura potrebbe rappresentare un punto di vista nuovo, non consueto, per capire che aria tirava.

@Massimiliano Varnai

Che diventa audito, direte voi. E dite bene, perlopiù. L’evento inaudito è l’unificazione delle due Germanie. Il libro in questione, una sorta di instant book, di Wolf Lepenies, Conseguenze di un evento inaudito. I tedeschi dopo l’unificazione, il Mulino 1993 (l’edizione tedesca è di un anno prima, 1992). Attualmente, mentre scrivo questo pezzo, su maremagnum ne sono presenti solo due copie.

Il libro è curioso, analizza le risposte sociali – gente comune e intellettuali, dell’una e dell’altra parte, quella dei vincitori e quella dei vinti, se così si può dire, decisamente semplificando – a un evento arrivato “all’improvviso” e realizzatosi in fretta, eppure con grandi cambiamenti per tanti singoli individui, costretti da un giorno a quell’altro a fare i conti con uno scenario differente da quello cui erano abituati, molti da tutta una vita (sull’argomento su può leggere anche Enzo Collotti, Dalle due Germanie alla Germania unita, Einaudi).

Va da sé che il problema, sollevato e analizzato allora, può essere verificato alla luce di quasi un ventennio di ulteriori eventi e passaggi. E che ha sicuramente modificato la sua portata con gli anni. E che forse, per molti, ora non sussiste neanche. La storia passa, fa gran fracasso, poi diventa argomento di libro di testo o poco più.

@Massimiliano Varnai

Ammetto che a spingermi all’acquisto di Una donna ambiziosa, di Sergio Maldini, Mario Cozzi editore in Trieste 1944 sia stato un innamoramento per lo scrittore di questo libro, di cui ho letto i romanzi della maturità, fra i quali il fortunato La casa a nord est e quel I sognatori, Medusa del 1953, Premio Hemingway.

Questo libro è la sua opera prima, più che dimenticata, direi, se si pensa che Maldini venne “scoperto” da Marsilio in tarda età e dopo un periodo di silenzio, e che I sognatori pareva già allora, negli anni Ottanta, essere un pezzo d’archeologia.

Il libro lo acquistai su Maremagnum, a un prezzo per me ottimo (davo per scontato che il libraio l’avesse messo a quel prezzo perché non sapeva cosa fosse. Ma mio rendo conto ora che il fatto che io sappia che libro è, non è sufficiente a dargli un prezzo alto. Quindi in un certo senso, il libraio non aveva sbagliato la valutazione. Sono io che ne avevo una visione altra).

Sono racconti, si tratta di racconti. Li custodisco, a mio modo – cioè senza eccedere – gelosamente e, sempre gelosamente, non intendo entrare nel merito del loro contenuto. Piuttosto m’immagino il giovane Maldini pagarsi le copie del libro, o almeno fare gran fatica per distribuirle in giro, aiutando così il piccolo editore locale – è una fantasia – non ne ho alcun riscontro.

Del libro scrisse Silvio Benco, lodandolo sul “Piccolo”. E fu letto da un giovane Pasolini, con il quale Maldini intrattenne diversi rapporti che andrebbero approfonditi. In Sergio Maldini. Biografia della nostalgia, di Paolo Simoncelli, Marsilio 2008, le notizie più complete sulla vita e le opere di uno scrittore che fece di tutto per non far parlare di sé. Che non me ne voglia per questo breve pezzo.

@Massimiliano Varnai